04 Agosto 2020 - Aggiornato alle 07:31

Decreto scuola, Pittoni (Lega): su concorso sostegno profili di illegittimità

L’ennesimo pastrocchio del M5S riguarda il concorso sul sostegno, proposto con un emendamento al decreto Scuola. Il regime autorizzatorio previsto da una legge finanziaria, infatti, non può essere bypassato da una norma ordinamentale, che per giunta non specifica quanti sono i posti messi a concorso (la legge vieta di bandirne a posti zero proprio perché va indicata con precisione la copertura finanziaria).

“La norma non precisa a quali gradi d’istruzione si riferisce, o meglio specifica che si può partecipare alle varie procedure (si deve intendere per i vari gradi d’istruzione) purché in possesso della relativa specializzazione, dimenticando che è il titolo di studio, non il titolo di specializzazione, il requisito fondamentale per l’accesso a qualsiasi procedura concorsuale.

Il concorso previsto, poi, non è un ordinario già regolato da disposizioni ad hoc, bensì uno straordinario. C’è quindi l’omissione della causale che dà diritto a parteciparvi; solo di sfuggita si ricorda che la causale può riferirsi al riconoscimento della professionalità acquisita (anche in ossequio all’ormai costante giurisprudenza comunitaria e nazionale), che non può consistere nel mero possesso del titolo di specializzazione. La norma viola il principio costituzionale di libertà, poiché limita la partecipazione a soggetti che ne avrebbero pieno titolo, con l’unico “difetto” di aver superato una precedente selezione o di essere inseriti nelle Gae.

Il concorso lede inoltre il principio costituzionale di uguaglianza, perché si rivolge solo a una categoria di insegnanti (pur meritoria) relegando gli altri alle procedure ordinarie, come non fossero meritevoli di adeguata tutela giuridica in un momento tanto grave. Un ulteriore profilo di illegittimità si ravvisa, infine, dove si parla di “aggiornamenti biennali del punteggio” (procedura prevista solo per graduatorie ad esaurimento o di istituto, non per quelle di merito dei concorsi) e “integrazione delle precedenti graduatorie di merito” da una nuova procedura. C’è da chiedersi quale legge preveda che la graduatoria di merito di un concorso, che è un atto definitivo impugnabile solo in sede giurisdizionale, possa essere integrata (quindi non essere più definitiva) dagli esiti della valutazione di una prova concorsuale bandita successivamente. Si calpestano, cioè, i più elementari principi dell’ordinamento giuridico”.

Lo dichiara il senatore Mario Pittoni, presidente della commissione Cultura a palazzo Madama e responsabile Istruzione della Lega

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