Decreto scuola. Confidustria: scopo non miglioramento sistema ma stabilizzazione precari

di
ipsef

red – Polemica da parte di Confindustria sul Decreto scuola. Preoccupazione per l’editoria scolastica.

red – Polemica da parte di Confindustria sul Decreto scuola. Preoccupazione per l’editoria scolastica.

Riportiamo la porzione che contiene la critica al decreto di un comunicato Confindustria.

Scopo del decreto urgente non sembra quello di migliorare la qualità del sistema di istruzione, ma di rispondere ad alcune esigenze di stabilizzazione del corpo docente. Molte norme infatti riguardano temi legati all’assunzione di personale (insegnanti di sostegno, insegnanti di geografia, ispettori, ricercato dell’Istituto Nazionale di Geofisica).

Vi sono norme di indubbio valore positivo (100 milioni per le borse di studio, 15 milioni per i meritevoli, permessi di soggiorno allineati ai corsi di studio, investimento per la formazione alle competenze digitali).

Vi sono norme che penalizzano il settore dell’editoria (l’adozione di testi scolastici diventa facoltativa e gli insegnanti potranno sostituirli con altri materiali).

Si prevede un significativo investimento per potenziare l’orientamento e si cita espressamente il coinvolgimento delle Camere di Commercio e delle Agenzie per il lavoro, ma non si fa alcun riferimento alla rappresentanza industriale (che sul territorio costituisce il fulcro fondamentale dell’orientamento).

Per quanto riguarda il tema dell’istruzione tecnica, tema caro a Confindustria, l’unica novità è l’inserimento nel biennio di un’ora di geografia generale ed economica. Manca completamente ogni riferimento alla formazione professionale e al ruolo delle Regioni, al potenziamento dei laboratori, ai poli tecnico-professionali come reti di supporto all’ orientamento e all’inserimento nel mondo del lavoro e al raccordo tra scuola e impresa. Manca anche ogni riferimento al tema dell’apprendistato da potenziare nel periodo scolastico.

Il decreto non risponde a esigenze di innovazione organizzativa e di miglioramento dell’efficienza del sistema scolastico e risulta anche gravato da una certa dose di statalismo. Si fa infatti riferimento esplicito alla "scuola statale": alunni, docenti, dirigenti (diritto allo studio, mutui concessi per edilizia, welfare, strumenti informatici, orientamento studenti).

Il testo è ispirato ad una concezione statalista che ignora come dalla Legge Berlinguer (L. 62/2000) in Italia esiste un sistema integrato di istruzione che comprende scuole statali e paritarie.

La percentuale delle scuole paritarie in Italia è molto bassa (circa il 5%, mentre nei paesi più avanzati raggiunge circa il 30%).

E’ importante tutelare la libertà di scelta delle famiglie e degli imprenditori del sistema scolastico, eliminando dalla normativa il riferimento alla sola scuola statale.

Fortunatamente sono state in extremis eliminate le norme (art. 12) punitive nei confronti delle scuole paritarie.

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