Decreto del Fare. Pittoni (Lega): suicida per il paese svuotare fondo premiale Università. Gli studenti si ribellano

di Lalla
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Pittoni (Lega) «La norma che toglie 240 milioni di euro agli Atenei più efficienti, spostandoli nel fondo per la mobilità degli studenti, è iniqua: l’ennesima presa in giro per i ragazzi meritevoli. Deve sparire dal decreto “del Fare” approvato alla Camera, che adesso passerà al Senato.

Pittoni (Lega) «La norma che toglie 240 milioni di euro agli Atenei più efficienti, spostandoli nel fondo per la mobilità degli studenti, è iniqua: l’ennesima presa in giro per i ragazzi meritevoli. Deve sparire dal decreto “del Fare” approvato alla Camera, che adesso passerà al Senato.

E’ giusto che lo Stato trovi fondi per la mobilità. Ma non togliendoli alla premialità, che è la più importante battaglia vinta dalla Lega Nord in occasione della riforma universitaria riuscendo, per gli Atenei virtuosi, a limitare i danni dei tagli conseguenti alla crisi economica». Lo afferma Mario Pittoni, nella scorsa legislatura capogruppo della Lega Nord in commissione Istruzione del Senato, che si è occupato in prima persona della riforma dell’Università.

«L’emendamento che taglia 240 milioni – spiega Pittoni – inciderebbe in maniera pesante sulla premialità. L’assegnazione per le Università virtuose è attualmente di 820 milioni (il 13,5% del Fondo ordinario dello Stato per il sistema universitario). Anche passasse il tentativo di portare nel 2014 l’assegnazione al 20% dell’Ffo (senza taglio, circa 1,2 miliardi) il danno sarebbe enorme in quanto il sistema, con i 300 milioni già tolti dal Governo Monti, si ritroverebbe complessivamente con 540 milioni in meno. Cioè senza la possibilità di coprire neanche il costo dei dipendenti. Con la riforma abbiamo incassato l’aumento progressivo della percentuale di fondi assegnati agli Atenei sulla base della qualità della ricerca e della didattica, il recupero di parte del sottofinanziamento di cui sono vittima soprattutto le università del settentrione, l’introduzione del costo standard unitario di formazione per studente in corso e la revisione del numero chiuso per i corsi di medicina e chirurgia sulla base delle effettive esigenze delle singole regioni (per la quale però si attende ancora il decreto attuativo).

In particolare l’art. 13 comma 1 bis, il quale prevede che il fondo di merito cresca ogni anno tra lo 0,5 e il 2% del Fondo ordinario, si è dimostrato un autentico “salvagente” per le strutture virtuose. Svuotare finanziariamente il provvedimento – conclude Pittoni – vorrebbe dire colpire per l’ennesima volta il Nord e in generale quella parte del Paese che funziona».

Rete della Conoscenza Ufficio stampa – Ieri, il 26 luglio la Camera dei Deputati ha approvato con un voto di fiducia una serie di emendamenti al testo originario del "Decreto del Fare", gli stessi appaiono l’ennesimo colpo inferto al sistema del Diritto allo Studio e al finanziamento dell’università del nostro paese. "Gli emendamenti presentati dall’On. Marco Meloni e dall’ex Ministra dell’Università Mariastella Gelmini – dichiara Luca Spadon, Portavoce nazionale di LINK – Coordinamento Universitario – pongono un’ipoteca sul
futuro del Diritto allo Studio con la creazione di "Programma nazionale di sostegno agli studenti capaci e meritevoli" e determina la creazione di un perverso meccanismo di assegnazione dei fondi dallo Stato agli atenei.”
 
L’aspetto più drammatico del testo che andrà in approvazione definitiva a settembre riguarda, però, l’emendamento presentato dall’ex Ministra Maria Stella Gelmini che determinerà un aumento della quota premiale del F.F.O., portandolo dall’attuale 13% del totale al 20% nel 2014 e successivamente alzandolo fino al 30%.
 
Questa modifica porterà molti atenei, in particolare quelli del Sud Italia, a ricevere una quota di F.F.O. radicalmente inferiore a quella ricevuta dagli stessi nell’ultimo anno.
 
Inoltre questa quota premiale sarà distribuita in base ai seguenti criteri: i 3/5 di tale quota rispetto agli assurdi risultati emersi dalle valutazioni dell’A.N.V.U.R. (c.d. Valutazione Qualità della Ricerca), criticata da molte parti e per 1/5 alla valutazione delle politiche di reclutamento oggi tramite D.L. 49/2012 legate all’aumento della contribuzione studentesca. Situazione che obbligherà quindi gli atenei ad alzare le tasse universitarie non solo per poter assumere un numero maggiore di docenti ma anche per aumentare il loro ranking nella valutazione della quota premiale.
 
“Questo aumento della quota premiale – afferma Luca Spadon – porterà ad una netta divisione tra atenei di serie A iper-finanziati e atenei di serie B condannati alla chiusura. Inoltre un 20% della quota premiale dovrebbe
essere destinata al “Programma nazionale di sostegno agli studenti capaci e meritevoli” con il rischio di fatto di stanziare più risorse economiche in questo fondo con criteri di merito molto stringenti, rispetto a quello nazionale per le borse di studio già oggi sotto-finanziato" 
 
"Riteniamo inaccettabili le modifiche contenute in questo provvedimento – continua Luca Spadon – e richiediamo che vengano sostituite in favore di un rifinanziamento generale dell’F.F.O. che possa evitare il rischio default
per decine di atenei già messi in ginocchi dai pesanti tagli di questi anni e di una riforma del sistema del diritto allo studio esistente che comprenda oltre ad una graduatoria nazionale anche la modifica dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (L.E.P.) nonché un aumento di 150 milioni euro che porti ad una copertura totale delle borse di studio. Se queste norme dovessero diventare legge, siamo pronti a rilanciare subito un autunno di protesta caratterizzato da un’intensa mobilitazione studentesca."
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