Decaologo del buon insegnante. Veramente nella scuola ci sono così tanti insegnanti inetti? Lettera

di redazione
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Sono un docente 55enne di economia aziendale nelle superiori, ma con esperienze di insegnamento in discipline affini.

Ciò che scrive il sign. Caiazzo sembra una fotocopia di quanto si legge nei manuali di preparazione ai concorsi. Come tutte le attività in cui ci si relaziona agli altri, la bontà del servizio che si presta dipende anche dal l’atteggiamento collaborativo di chi il servizio deve ricevere. Ed è scorretto attribuire sempre al docente la responsabilità morale della scarsa propensione allo studio di un ragazzo.

Nell’ultimo ventennio la scuola come istituzione ha dovuto accogliere diverse istanze non sempre commendevoli provenienti dalla società, con una parte politica subito saltata in groppa all’occasione per prendere consensi.

Così è stato per l’abolizione degli esami di riparazione, sotto il paravento del mercato delle ripetizioni in nero. In effetti i paradisi fiscali pullulano di docenti di scuola arrichitisi con le ripetizioni. Ma fatemi il piacere!

Così è ancora il puntuale monito del ministro della pubblica istruzione del momento a non dare compiti a casa. Come se l’apprendimento fosse disgiunto dall’esercizio.

Infine, la tragedia del dover avvertire la famiglia che l’alunno non è stato ammesso alla classe successiva.

Non discuto che il sign. Caiazzo si sia trovato di fronte ad insegnanti inetti. Ma per l’esperienza che posso avere di quasi vent’anni, potrei contare i casi sulle dita di una mano.

Emanuele Grazzini
Marina di carrara

Il ritratto del buon prof. Il decalogo di un genitore: chi non è portato punti su un altro mestiere

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