De Cristofaro (SI): la vera rivoluzione per la scuola è allineare stipendi docenti e alunni per classe a media Ue. No al governo Draghi

Stampa

“Se la scuola dell’innovazione è quella governata dalle imprese preferisco la scuola della Costituzione”. L’ex sottosegretario all’Istruzione e poi all’Università, Peppe De Cristofaro, dirigente di Sinistra Italiana, a Orizzonte Scuola spiega il suo no al governo Draghi. “Abbiamo rinunciato ad entrare nel governo, Sinistra Italiana ha votato contro la fiducia”.

Una delle priorità della “nuova Ricostruzione del Paese” di Mario Draghi sembra essere la scuola e fin qui potrei dire finalmente.

Ho sempre sostenuto che dare centralità all’istruzione significhi investire sul futuro del Paese e su ciò che dovrebbe essere il principale motore dell’ascensore sociale. E quindi il principale obiettivo della coesione sociale e territoriale, a maggior ragione dopo il Covid: perché sappiamo bene quanto la pandemia abbia inciso negativamente sulle diseguaglianze che già esistevano e che oggi sono ancora più evidenti. Prime tra tutte, accentuate drammaticamente e inevitabilmente dall’obbligato ricorso alla didattica a distanza, la dispersione scolastica e la povertà educativa.

Di questo, però, nel discorso di Draghi al Senato non c’è traccia. Mi auguro sia stata solo una svista, ma temo non sia così. Anche solo attenendosi al merito di quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio e quindi senza entrare nelle anticipazioni stampa che parlano di una totale riscrittura dei Recovery Plan sull’istruzione con riforme a costo zero su efficienza e valutazione dei docenti, quanto emerge è a dir poco preoccupante.

Qualcuno prima di me in un celebre film aveva già detto che “le parole sono importanti” e in questo caso mi sento di aggiungere che spesso le parole quando sono troppo “soppesate” nascondono infingimenti.

E infatti invece di allungamento del calendario scolastico si parla di “allineamento”, invece di prolungamento del tempo scuola si dice “orario scolastico normale” e soprattutto pare anche non troppo celato un giudizio di valore sul Sud con il “recuperare le ore di didattica in presenza soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno”. Su come e chi dovrà fare questi allineamenti e recuperi ci si limita all’indicazione vaga di una ricerca delle “modalità più adatte”.

Di nuovo di “allineamento” tra ‘offerta e domanda’ si parla anche rispetto alla formazione del personale docente. Peccato che manchino all’appello i soli allineamenti che contano: quello degli stipendi dei docenti italiani alla media europea e del numero massimo di alunni per classe ai migliori standard europei.

E contano perché sono quelli che costano, ma che soli basterebbero a rivoluzionare la scuola e la didattica.

Mi piacerebbe poi capire meglio cosa davvero intenda Draghi per “combinazione dell’adesione agli standard qualitativi europei con innesti di nuove materie e metodologie” perché abbiamo troppo spesso assistito a formule magiche di riforma della scuola in nome dell’innovazione che si sono poi rivelate essere disinvestimento e aziendalizzazione.

Meno nascoste e più dirette e chiare appaiono invece le dichiarazioni in merito alle “magnifiche sorti e progressive” degli ITS, che, per carità, ho avuto modo di conoscere e apprezzare in questa mia esperienza di governo e che certamente vanno potenziate come già avevamo previsto nei Recovery Plan, ma che restano un’estensione del privato confindustriale nel sistema d’istruzione a cui è preferibile a mio avviso l’espansione delle lauree professionalizzanti del sistema universitario.

Dopotutto il riferimento diretto al modello francese e tedesco dove gli studenti passano circa il 50% della loro tempo di formazione in azienda non lascia spazio a grandi interpretazioni: occorre creare la nuova classe lavoratrice della green e digital economy e per farlo è necessario un ruolo sempre più attivo e presente dell’impresa nel sistema pubblico di istruzione e formazione.

Insomma, l’approccio generale mi sembra esaltare quegli aspetti ‘aziendalisti’ e di integrazione impresa-scuola che abbiamo già visto troppe volte in questi ultimi 25 anni e che tanto male hanno fatto alla nostra ‘scuola della Costituzione’.

Per dirla come Morin le intenzioni sembrano quelle di tornare alla scuola delle “teste ben addestrate”, mentre io resto tra quelli che preferisce una scuola che formi “teste ben fatte”. Capace di formare le giovani generazioni non solo nell’ottica dell’ingresso nel mercato del lavoro, ma soprattutto nell’educazione al pensiero, alla critica, alla cittadinanza.

Se queste sono le premesse – conclude De Cristofaro – , care studentesse e cari studenti, non resta che prendere in prestito le parole del grande pensatore sardo: “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, per costruire un nuovo Paese.

Stampa

1,60 punti per il personale ATA a soli 150€, con CFI!