De Carli (Popolo della Famiglia): il rebus del protocollo per il rientro a scuola

di redazione

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Comunicato De Carli, Popolo della famiglia – Abbiamo chiesto a gran voce una road map chiara per il rientro a scuola a settembre e invece ci siamo ritrovati un protocollo definito dal Comitato tecnico scientifico con diverse misure presentate che risultano, a detta di molti operatori scolastici con cui ci siamo confrontati in questi giorni, davvero impraticabili.

Invece di utilizzare questi tre mesi per aprire e favorire un proficuo dialogo tra scuola (coinvolgendo tutti i suoi attori: insegnanti, personale ATA, dipendenti amministrativi e dirigenti) e famiglie si è scelto di “calare dall’alto” un “piano di riapertura delle scuole” che potrebbe malauguratamente generare disordine e grande confusione.

Partiamo dal distanziamento fisico: come può essere immaginabile, negli attuali edifici dove si tiene la didattica in presenza, predisporre delle aule con la presenza dei banchi distaccati l’uno dall’altro di almeno un metro? Oltre a non essere previsto dal Governo, nel cosiddetto “Decreto Rilancio”, alcun investimento ingente in questa direzione, risulta anche irrealistico (vista la situazione attuale della maggior parte delle scuole) la sua effettiva messa in pratica.

Passiamo ora alla praticabilità dell’obbligo delle mascherine. Prima domanda: chi sosterrà il costo? Le famiglie? Seconda domanda: dove riusciremo a recuperare le 16 milioni di mascherine giornaliere necessarie per tutti gli allievi del mondo dell’istruzione pubblica italiana quando il commissario Arcuri, in una recente intervista a Il Nuovo Fatto Quotidiano, ebbe a dichiarare che fino a fine settembre non si sarebbe stati in grado di avere una produzione interna di dispositivi di protezione individuale in grado di soddisfare la domanda attuale? Ultimo interrogativo: se il costo dovrà essere sostenuto dalle famiglie come riusciremo a non far impattare sul bilancio delle stesse un onere da 0,61 cent al giorno quando già si trovano in molti casi a non arrivare alla terza settimana del mese con l’attuale capacità reddituale a loro disposizione? Sono tutte questioni che meritano risposte chiare e sincere da parte del Ministro Azzolina e dal Governo nel suo complesso.

Un altro aspetto problematico riguarda gli ingressi e le uscite degli alunni dalle scuole. Già oggi si rileva una drammatica situazione di “sotto organico” nel comparto del personale ATA: come è immaginabile garantire il controllo di tutti gli ingressi e le uscite e soprattutto la mobilità negli spazi comuni adibiti per gli studenti monitorando l’utilizzo corretto e opportuno delle mascherine?

Un ultimo punto che potrebbe essere oggetto di evidenti difficoltà riguarda la pulizia dei locali scolastici che dovrà essere quotidiana e la predisposizione dei dispenser di disinfettanti che dovranno essere collocati in più punti delle scuole: analizzando bene le somme predisposte per il comparto scuola dall’ultimo decreto governativo sarà davvero difficile garantire la possibilità di coprire queste ingenti spese per tutte le migliaia di strutture scolastiche, rischiando così di lasciarne fuori dalla copertura nazionale troppe e di conseguenza non garantendo (come già ahimè scritto nel testo del DL) nemmeno un centesimo per le scuole paritarie.

Ho preferito soffermarmi su alcune questioni dirimenti senza dilungarmi sui dettagli tecnici più specifici che potrete approfondire con la lettura integrale del protocollo. Non ho posto questioni capziose ma ho accesso un faro su “zone d’ombra” che, se non chiarite con dovizia di particolari, potrebbero generare problemi forse insanabili a settembre. La salute dei nostri ragazzi e degli operatori scolastici tutti merita il massimo dell’impegno e del rispetto.

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