DDL Scuola. Adida incontra Pippo Civati (PD), Giancarlo Giordano (SEL), Grazia Rocchi (PD)

di
ipsef

Valeria Bruccola – Ieri sera, a Roma, grazie ad un incontro organizzato dall'Associazione Possibile, numerosi rappresentanti dei tutte le componenti del mondo della scuola, insegnanti di ruolo e precari, studenti e genitori, nonché del mondo politico e sindacale, si sono confrontati per oltre tre ore sui contenuti del Disegno di legge conosciuto come “La buona scuola”, in questi giorni all'esame del parlamento.

Valeria Bruccola – Ieri sera, a Roma, grazie ad un incontro organizzato dall'Associazione Possibile, numerosi rappresentanti dei tutte le componenti del mondo della scuola, insegnanti di ruolo e precari, studenti e genitori, nonché del mondo politico e sindacale, si sono confrontati per oltre tre ore sui contenuti del Disegno di legge conosciuto come “La buona scuola”, in questi giorni all'esame del parlamento.

Ottima la scelta di dare ampio spazio alle relazioni e alle testimonianze di chi la scuola la vive e la “fa”, contributi analitici e seri che hanno alimentato un dibattito assai proficuo sui contenuti di un disegno di legge che promette, secondo i partecipanti all'iniziativa, di demolire in modo irreversibile, drastico, radicale uno dei cardini istituzionali del Paese.

Fulcro della trasmissione cultura e e della formazione delle giovani generazioni, alla scuola, la nostra Costituzione, ha affidato compiti delicati, fondanti e fondamentali, già disattesi da scelte politiche che in questi anni hanno depauperato il sistema scolastico di opportunità e risorse. Secondo una voce unanime, il disegno di legge imposto dal Governo Renzi rappresenta il colpo finale, la mortificazione dell'autonomia, della libertà di insegnamento, della democrazia, della condivisione, in poche parole del valore istituzionale della scuola come garante di eguaglianza e di emancipazione sociale.

Assoluta convergenza nel descrivere il disegno di legge come inemendabile, inattuabile, a partire dai tempi di approvazione, impraticabili e incompatibili con la necessità di un serio ed autentico dibattito democratico, dentro e fuori dal Parlamento, inaccettabile anche perché demanda a deleghe “in bianco” con cui il Governo, successivamente, darà attuazione a norme politicamente preoccupanti ma vuote dal punto di vista dei contenuti.

Troppi i vuoti che questo disegno di legge lascia irrisolti e non trattati a cominciare dalla funzione che avranno gli organi collegiali, anima democratica del nostro sistema scolastico, della trasparenza sui criteri di valutazione dei docenti, sulla loro nomina da parte del dirigente.

Nessuna prospettiva di rilancio culturale della scuola nella direzione di una reale inclusione e valorizzazione delle differenze, nessun chiarimento su quale avrà lo Stato nel garantire pari opportunità a tutti gli alunni, indipendentemente dall'intervento, discutibile, dell'iniziativa privata nella scuola, ecc. Inoltre, inaccettabile, per un disegno di legge che si propone come la soluzione per dotare le scuole di un organico funzionale e di assorbire tutto il precariato, l'esistenza di un articolo che pone un tetto alla reiterazione dei contratti e che prevede l'istituzione di un fondo per i contenziosi, carina di tornasole a dimostrazione che il Governo sa già che, con siffatte norme, di contenziosi ce ne saranno.

In rappresentanza dell'associazione Adida e, con l'approvazione dei colleghi presenti, del Mida Precari ho portato all'attenzione dell'assemblea le ragioni di opposizione che le nostre organizzazioni, le più rappresentative rispetto ai docenti delle Graduatorie d'istituto, soffermandomi sull'illogicità di quelle scelte politiche che negli anni hanno permesso di attingere insegnanti dalle graduatorie d'istituto per garantire il funzionamento del sistema scolastico in ogni angolo del Paese e che oggi sono disconosciuti nel loro ruolo professionale e nella formazione.

In particolar modo ho sottolineato due casi emblematici costituiti dai docenti Diplomati magistrali e dagli insegnanti tecnico pratici, letteralmente dimenticati dal MIUR per oltre tredici anni e per i quali è stato persino bloccato il percorso formativo a causa dell'arbitraria interpretazione delle università rispetto all'autonomia decisionale, mai amministrata in modo centralizzato dal MIUR che però se ne è servito come docenti a pieno titolo, con doveri, obblighi, poteri e responsabilità civile e penale.

Tutto questo e molto altro, è stato ascoltato dai parlamentari presenti, l'On. Giordano, l'On. Rocchi, e l'On. Civati che, coerentemente alla loro posizione politica hanno commentato quanto raccolto e fatto le loro osservazioni.

Nell'ordine, Giancarlo Giordano ha parlato di un disegno di legge inemendabile sul quale il SEL ha predisposto la richiesta di valutazione dei profili di incostituzionalità da parte degli organi competenti e del Presidente della Repubblica.

Grazia Rocchi, del PD, sebbene anche lei critica in alcuni punti, ha tentato di difendere la bontà di un disegno che, a suo avviso, premierebbe e attuerebbe, finalmente, l'autonomia scolastica, garanzia del buon andamento della scuola e della sua funzione. Nessuna sorpresa quando l'On. Rocchi ha difeso in questo il programma di assunzioni del Governo, dal momento che, secondo lei, autonomia e organico funzionale devono essere trattate parallelamente.

Pippo Civati, in ultimo, ha usato toni molto forti all'indirizzo del Governo, con il quale sostiene sia impossibile affrontare i problemi del Paese ed arrivare a soluzioni condivise. Sulle assunzioni il nodo più controverso, trattato anch'esso in modo differente.

Di questo, noi docenti, ma anche i dirigenti, i genitori, gli studenti, veramente, ce ne eravamo abbondantemente accorti. Nel mio intervento, infatti, non ho perso l'occasione di sottolineare come sia evidente che la società civile è in grado di un'analisi approfondita sia in termini politici che di contenuto, oltre che propositiva e costruttiva. Diversamente, il Governo, ha deciso di procedere calpestando diritti e confronto democratico. Il progetto politico del Governo tuttavia, ha finalmente compattato il mondo della scuola, finora parcellizzato in istanze differenti, frutto delle contraddizioni e delle stratificazioni normative degli ultimi quindici anni.

Un richiamo forte, da parte di tutti i presenti, è stato quello alla compattezza dell'azione di contrasto e nella direzione della tutela della scuola pubblica, del diritto dei lavoratori della scuola e della difesa della democrazia, fortemente compromessa dalle modalità del Governo.

Fronte comune e lotta attraverso tutti gli strumenti democratici possibili, quindi, è il risultato dell'incontro di ieri sera, in cui è apparso chiaro che il Ddl scuola più che una riforma promette una demolizione della scuola statale.

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