DDL Scuola. Anief: si utilizzino i 200 milioni del merito per assumere altri 30mila precari

di redazione
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Anief – Tra le richieste principali del giovane sindacato formulate al Nazareno, anche la definizione di un ruolo dei dirigenti scolastici all’interno di un ambito fortemente collegiale e a stretto contatto con gli altri comparti interni alla scuola. Inoltre, i posti vacanti per assumere più precari già ci sono e vanno solo certificati.

Anief – Tra le richieste principali del giovane sindacato formulate al Nazareno, anche la definizione di un ruolo dei dirigenti scolastici all’interno di un ambito fortemente collegiale e a stretto contatto con gli altri comparti interni alla scuola. Inoltre, i posti vacanti per assumere più precari già ci sono e vanno solo certificati.

Riscrivere il disegno di legge 2994, assumere tutti i precari della scuola che hanno svolto 36 mesi di servizio, assumendone già 30mila in più, rispetto a quelli prefissati, utilizzando i 200 milioni stanziati per un merito professionale ancora tutto da definire, definire il ruolo dei dirigenti scolastici all’interno di un ambito fortemente collegiale e a stretto contatto con gli altri comparti interni alla scuola, come il collegio dei docenti, il consiglio d’Istituto e le Rsu: sono le richieste principali formulate oggi dall’Anief ad una delegazione del Partito Democratico, nel corso dell’incontro tenuto al Nazareno sulle tante storture del ddl in questi giorni all’esame della Commissione Cultura della Camera dei deputati.

Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, ha tenuto a ricordare ai democratici presenti che i posti vacanti per assumere un numero ben superiore ai 100mila precari previsti già ci sono e vanno solo certificati attraverso un serio censimento nazionale. Le risorse già ci sono, visto che sono state previste dalla Legge di Stabilità 2015, e possono essere integrate con i fondi che lo Stato intende investire per il personale più meritevole, le cui regole sono però ancora in alto mare.

Anief ha anche ricordato che per i docenti precari occorre immediatamente istituire una fascia aggiuntiva, dove inserire tutti gli abilitati oggi rimasti fuori delle GaE: non può essere accolta, pertanto, alcuna ipotesi di chiusura delle graduatorie ad esaurimento, che, anzi, dovrebbero tornare ad essere permanenti. Vanno poi assunti tutti i candidati docenti risultati idonei al termine dei concorsi e pure tutti coloro che sono collocati in posizione utile ma con riserva.

“Durante l’incontro – dice Pacifico – abbiamo spiegato che nella scuola pubblica non può essere introdotta nessuna forma di chiamata diretta. Deve essere introdotto, piuttosto, un emendamento al ddl che permetta di assorbire negli organici anche il personale Ata ed educativo su tutti i posti liberi disponibili. Mentre va cancellata la norma che impone l’obbligo di assunzione sul sostegno, piuttosto che sulle discipline. Come va dato seguito alla sentenza della Corte di giustizia europea sulla necessità di dire basta all’abuso di precariato, considerando anche che c’è una procedura d'infrazione ancora aperta, la 2124/2010, attivata per la mancata stabilizzazione del personale ATA su posto vacante e per la discriminazione subita dal personale precario della scuola in tema di progressione di carriera, a proposito di scatti di anzianità, ferie, permessi e altro”.

Il giovane sindacato ha quindi chiesto adeguate risorse per incrementare gli organici di sostegno, manovra indispensabile se si vuole mantenere in vita il rapporto 1 a 2 studenti. Ha dunque rammentato alla delegazione Pd la necessità di tornare al tempo pieno alla primaria in tutte le classi e al docente specializzato in inglese. Oltre che di reintrodurre quel 15 per cento di tempo scuola illegittimamente sottratto dalla riforma Gelmini. Occorre anche avviare sin da subito una mobilità straordinaria, dando la possibilità ai prossimi immessi in ruolo di poter presentare domanda di assegnazione provvisoria immediatamente dopo l’assunzione o al massimo entro un anno. Il confronto è servito anche a ribadire la necessità di “liberare” immediatamente i ‘Quota 96’, costretti a rimanere in servizio ormai da due anni e mezzo per un errore della riforma pensionistica Monti-Fornero.

Anief si è anche soffermata sulla rilevanza del Consiglio superiore della pubblica istruzione, al cui rinnovo lo scorso 28 aprile hanno partecipato ben 450mila dipendenti della scuola: il pool di eletti, in seno al Cspi, dovrà necessariamente essere consultato prima dell’approvazione definitiva del disegno di legge di riforma. Il sindacato ha anche colto l’occasione per ribadire la necessità di rivedere le regole sulla rappresentanza sindacale, sempre più superate, che non consentono a tutte le organizzazioni sindacali di avere gli stessi spazi all’interno degli istituti. Non può essere accettata, infine, nessuna imposizione sui dirigenti scolastici, le cui decisioni sulla scuola vanno sempre concordate con organi collegiali e rappresentanti dei dipendenti.

“Abbiamo quindi detto – conclude Pacifico – che qualora non si introducano queste modifiche importanti, che corrispondono ad una vera riscrittura del testo del ddl, l’Italia rischia di andare incontro a censure e sanzioni pensanti da parte della Commissione europea. È evidente, quindi, che il mantenimento dell’attuale testo di riforma implicherebbe una conferma della mobilitazione in atto, che ha prodotto tre scioperi e una miriade di manifestazioni in un solo mese. Qualora nei prossimi giorni non arrivassero risposte concrete, Anief comunicherà iniziative adeguate. Anche di carattere legale”.

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