DDL Scuola. Anief: rimangono almeno 6 punti irrisolti

di redazione
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Al Senato l’attenzione dovrà spostarsi soprattutto su chiamata diretta, super-preside, blocco degli stipendi, precariato, trasferimenti e ‘Quota 96’.

Al Senato l’attenzione dovrà spostarsi soprattutto su chiamata diretta, super-preside, blocco degli stipendi, precariato, trasferimenti e ‘Quota 96’.

Sono diverse le modifiche apportate e approvate oggi dalla Camera al disegno di legge 2994 sulla riforma, ma non bastano perché riducono solo una parte degli effetti negativi che si ripercuoteranno sulla scuola.

I nodi da sciogliere sono rappresentati dalla chiamata diretta dei docenti, già in passato reputata incostituzionale; dalla figura del preside che si vuole sempre più avvicinare al dirigente d’azienda; dal blocco degli stipendi, che la riforma nemmeno sfiora; dal precariato, che rimarrà in piedi malgrado il piano straordinario di immissioni in ruolo; dai trasferimenti, che continueranno a penalizzare i neo-assunti, costretti a rimanere lontano da casa per almeno tre anni anche in presenza di posti vacanti e disponibili.

I nodi da sciogliere, permangono nonostante siano stati accolti durante il dibattito in VII Commissione e nell’Aula della Camera dei Deputati diversi emendamenti presentati lo scorso 7 aprile dall’Anief nel corso di un’audizione: pertanto, il giovane sindacato, dopo aver proclamato tre scioperi nelle ultime settimane, non intende affatto smobilitare. Ma continua a chiedere il ritiro del testo del ddl, fatte salve le assunzioni su tutti i posti realmente vacanti o profonde modifiche negli incontri al Miur, al Governo e al Senato.

Entrando nel dettaglio, sull’organico funzionale non basta che siano il Collegio e il Consiglio di Istituto a decidere il bisogno dell’offerta formativa di ogni scuola e quindi a individuare gli organici: perché rimarrà sempre il dirigente scolastico a scegliere chi assumere dall’albo territoriale. Questi albi, tra l’altro, se proprio dovranno essere mantenuti, dovrebbero perlomeno essere graduati, con i candidati collocati sulla base dei titoli acquisiti e dei servizi già svolti.

Sulle assunzioni, se è stato eliminato l’obbligo di preferenza sui posti di sostegno, come richiesto dal sindacati, continua a permanere la “sponda” per sanitarizzare il ruolo del docente specializzato e per portare la permanenza minima da 5 a 10 anni: sono regole, infatti, che non produrrebbero miglioramenti nel supporto agli alunni disabili o con problemi certificati di apprendimento.

Sul fronte delle assunzioni, fermo restando la positività delle 100mila immissioni in ruolo, si continua a non applicare la sentenza della Corte di Giustizia europea di fine novembre: se il Miur avesse realizzato il censimento chiesto dall’Anief, per avere un quadro reale sui posti vacanti e disponibili, molti dei quali oggi invece collocati come supplenza annuale al 30 giugno, avrebbe appurato che le assunzioni da attuare sono almeno il doppio di quelle autorizzate. Inoltre, l’Anief chiede di assumere anche dalle graduatorie d’Istituto e di far assorbire queste liste nelle GaE. Per quanto riguarda le graduatorie ad esaurimento, invece, è stata accolta la richiesta del nostro sindacato, che non verranno chiuse.

 

Resta anche da interpretare perché sui docenti idonei nei concorsi, i nostri governanti e deputati continuino ad avere un atteggiamento schizofrenico: l’assunzione immediata degli idonei al concorso del 2012 è infatti una vittoria dell’Anief, ma ci chiediamo per quale motivo siano stati esclusi coloro che hanno superato i precedenti concorsi, non ancora immessi in ruolo. Non è possibile che si proceda con questo andare: un anno si dà il via libera agli idonei, l’anno dopo si dice no, poi si apre solo ad una parte e così via. Siamo ormai al limite della ‘presa in giro’: la stessa che si sta perpetrando nei confronti di migliaia di ‘Quota 96’, rimasti bloccati per un errore della riforma Fornero e che dovevano essere collocati in pensione dal 1° settembre 2012.

 

Tra i punti contestati dal sindacato, c’è la novità illegittima sui contratti dei docenti e del personale Ata per la copertura dei posti vacanti e disponibili, che “non potranno superare i 36 mesi”: si tratta di una norma sul precariato illegittima e contraddittoria rispetto al parere della Curia europea del 26 novembre scorso, secondo cui i precari non vanno respinti ma assunti una volta raggiunto il tetto dei tre anni anche non continuativi di supplenze su posto vacante.

 

Allo stesso tempo, non può essere accettata l’approvazione dell'articolo 13 della riforma, che introduce dal 2016 un bonus di 200 milioni di euro complessivi (poco più di 20mila euro in media a scuola) per la valutazione del merito dei docenti, la cui assegnazione verrà stabilita direttamente dal dirigente scolastico, sulla base dei criteri indicati dal Comitato per la valutazione: è una scelta sbagliata, perché incentiva solo una parte del personale, mentre l’altra, la stragrande maggioranza, continua a percepire biste paga ferme al 2009 e ormai sotto il costo della vita di almeno 4 punti percentuali.

 

Come da rifiutare, senza possibilità di modifica, è la novità incostituzionale contenuta nell’articolo 9 del ddl, in base alla quale la scelta dei docenti a cui attribuire gli incarichi di insegnamento rimarrà in capo al solo dirigente scolastico: per il sindacato siamo di fronte ad una vera e propria chiamata diretta, che cozza con le norme in vigore per la scelta dei pubblici dipendenti, legate necessariamente a selezioni e sviluppo di graduatorie a scorrimento da attuare sulla base anche dei titoli posseduti.

 

“La verità – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – è che alla Camera oggi sono stati approvati troppi passaggi normativi che non porteranno alcuna ‘Buona Scuola’. Inoltre, escludere dal piano di immissioni in ruolo decine di migliaia di docenti precari abilitati e almeno 10mila Ata, rappresenta un’operazione iniqua, di cui il Governo e il Miur saranno chiamati a rispondere in tribunale. Certamente, la mobilitazione del personale è destinata a continuare. Anzi, a diventare sempre più forte, con ulteriori flash mob e manifestazioni spontanee. Inoltre, presto, appena il ddl passerà al Senato, Anief presenterà ulteriori richieste di profonde modifiche al provvedimento, in assenza delle quali il testo dovrà essere per forza ritirato”.

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