DDL Scuola. Anief: non si faccia ricatto sulle assunzioni dei precari

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ANIEF – Pur di salvare la riforma della scuola, con tutte le sue norme che la farebbero sprofondare, il Governo sembra sempre più orientato a chiedere la fiducia sul testo all’Aula del Senato.

ANIEF – Pur di salvare la riforma della scuola, con tutte le sue norme che la farebbero sprofondare, il Governo sembra sempre più orientato a chiedere la fiducia sul testo all’Aula del Senato.

La decisione è stata presa durante il vertice straordinario convocato stamattina dal premier Matteo Renzi a palazzo Chigi per fare il punto sul disegno di legge: “si tratta ad oltranza, ma se alla fine l’accordo non verrà trovato, il governo metterà la fiducia”.

Per il sindacato, questo comportamento dell’Esecutivo, che rasenta la schizofrenia, è inaccettabile: fino a pochi giorni fa si dava per scontata l’approvazione della riforma entro fine giugno, martedì scorso il premier annunciava a ‘Porta a Porta’ che "con 3mila emendamenti non si fa tempo ad assumere per settembre" e che si sarebbe con ogni probabilità rimandato tutto al 2016. Oggi si intraprende un’ulteriore strada: quella del voto di fiducia a Palazzo Madama, che il Governo per mesi ha detto di non voler prendere nemmeno in considerazione, tanto da abbandonare l’iniziale decreto legge, perché la scuola necessita di un serio dibattito parlamentare.

“Quanto sta accadendo nei palazzi della politica – dice Marcello Pacifico, presidente Anief, segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal – è la dimostrazione che sulla scuola si naviga a vista, senza un vero progetto. E senza aver mai dato una risposta alle indicazioni e alle proteste provenienti da chi le aule scolastiche le vive ogni giorno, i docenti, prima attraverso la consultazione on line dello scorso autunno, poi attraverso gli scioperi, anche degli scrutini, le manifestazioni e miriadi di flash mob spontanei nelle piazze dei comuni italiani”.

“Per evitare questo clima sempre più pesante, ormai quasi avvelenato, – continua il sindacalista – sarebbe bastato approvare un semplice decreto legge, assumendo con questo strumento legislativo i 100mila precari e vincitori di concorso. Perché, al fine di realizzare il piano straordinario di immissioni in ruolo, non è affatto indispensabile far passare il disegno di legge. Circa 50mila posti liberi sono già esistenti, tra quelli liberi e i prossimi pensionamenti. Per scoprire che ve ne sono altri 50mila vacanti, basterebbe realizzare un vero censimento sui tanti posti liberi, considerati oggi a torto dall’amministrazione solo da supplenze annuali sino al 30 giugno dell’anno successivo: solamente sul sostegno ce ne sono 30mila, cosiddetti in deroga, che vanno considerati utili per le immissioni in ruolo”.

Il sindacato lo sostiene da tempo: non occorre scomodare alcun organico funzionale, comunque utile alla causa scolastica, per attuare il piano nazionale di assunzioni. Né, tantomeno, ha alcun senso pensare di introdurre l’incostituzionale chiamata diretta per pensare di trovare una collocazione idonea al personale neo-assunto o in esubero. Basterebbe, piuttosto, censire i posti liberi, attuare un decreto e avvalersi dei fondi, anche superiori a quelli necessari, previsti dalla Legge di Stabilità.

“Per adottare delle norme di buon senso – dice ancora Pacifico – non c’è bisogno di intimidire i parlamentari e i sindacalisti, facendo ricadere su di loro le responsabilità delle mancate assunzioni: quello che occorre fare è solo adottare le norme che già esistono. Come quella sull’autonomia, introdotto da 15 anni e ribadita di recente, con l’introduzione dell’organico funzionale, quando a guidare il ministero dell’Istruzione c’era Francesco Profumo”.

“Insistere su questa riforma della scuola, oggi non a caso impantanata nelle commissioni del Senato, significherebbe pagare un prezzo salatissimo: ad iniziare dalla mancata attuazione delle indicazioni dell’abuso di precariato giunte da Bruxelles e dalla curia di Lussemburgo, con decine e decine di migliaia di docenti abilitati abbandonati al loro destino, passando per il mancato assolvimento delle regole per l’accesso in tutti i comparti del pubblico impiego. E che dire su quelle norme del ddl che – conclude amaramente il leader Anief – costituiscono un vero oltraggio alla libertà d’insegnamento?”

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