DDL riforma Pubblica Amministrazione: test psico-attitudinali, giuramento e valutazione esterna

di redazione
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Nel Consiglio dei Ministri del 14 febbraio è stato approvato il DDL, presentato su proposta del Ministro Bongiorno, denominato “Deleghe al Governo per il miglioramento della pubblica amministrazione”.

Si tratta di una delega cui seguiranno i decreti attuativi.

DDL: critiche dei sindacati

Cgil Nazionale, Fp Cgil e Flc Cgil, come leggiamo sul sito della Flc Cgil, hanno pubblicato un comunicato fortemente critico nei confronti del succitato disegno di legge.

Il DDL, affermano i sindacati, “è inaccettabile e pericoloso per il metodo e nel merito. Per il metodo perché si propone di intervenire mediante lo strumento della delega, che come noto limita la discussione parlamentare e il confronto democratico, su una materia come il lavoro nella Pa che è di importanza rilevante per l’intero Paese oltre che per i 3 milioni di lavoratori che vi sono addetti. Nel merito perché, con una sorta di ‘brunettismo’ di ritorno, ripropone a circa un decennio dal fallimento di quelle politiche, nei confronti del lavoro pubblico le stesse ricette proposte dall’allora Ministro Brunetta. Un sistema di valutazione unico al solo scopo di mettere in evidenza pochi casi di ‘infedeli’ pur di non riconoscere il valore di quanti fanno funzionare lo stato senza mezzi né risorse”.

Cosa prevede il DDL

Come abbiamo già riferito, tra le misure contenute nel disegno di legge ricordiamo:

  • verifiche psico-attitudinali del personale;
  • obbligo di giuramento;
  • valutazione effettuata da soggetti esterni;
  • presenza quotidiana dei dirigenti in ufficio;
  • inderogabilità della legge da parte del contratto.

CCNL

“Di tutto si parla – si legge nel summenzionato  comunicato – meno che di rinnovare i contratti del lavoro pubblico già scaduti da due mesi e per i quali la legge di bilancio non ha stanziato che pochi euro non in grado di colmare nemmeno la perdita di potere d’acquisto degli stipendi dei lavoratori pubblici. Non è questa la via per conseguire il ‘miglioramento’ della Pa. Ciò che si prospetta è una restaurazione, un ritorno al peggior passato sia per il lavoro pubblico che per la qualità dei servizi offerti al Paese”

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