DDL riforma. Faraone spiega l’alternanza scuola-lavoro

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"Grazie a #labuonascuola i ragazzi e il mondo del lavoro si incontrano. Ogni studente potrà costruirsi un percorso personale, sperimentare le proprie passioni e rafforzare le proprie attitudini."

"Grazie a #labuonascuola i ragazzi e il mondo del lavoro si incontrano. Ogni studente potrà costruirsi un percorso personale, sperimentare le proprie passioni e rafforzare le proprie attitudini."

"Imprese, musei, enti offriranno esperienze di lavoro vero, in grado di preparare gli studenti a scelte importanti per la propria vita; di mettere in relazione il sapere con il fare; di connettere scuola e società in un percorso coerente di crescita culturale e sociale".

Lo scrive su Facebook Davide Faraone, Sottosegretario all'Istruzione, nel quarto di una serie di post, dal titolo "La scuola che cambia", che spiega i dettagli del ddl "La Buona Scuola".

 "#labuonascuola – continua Faraone – istituzionalizza l'alternanza scuola-lavoro, nel pieno rispetto del lavoro dei ragazzi, tutelato e regolamentato dalla Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro. Carta che contribuiranno direttamente a stilare nel Forum Nazionale degli studenti". "L'alternanza scuola-lavoro – ricorda Faraone – c'è già ma non è obbligatoria. Nell'anno scolastico 2013-2014 211.121 studenti l'hanno praticata. Più numerosi quelli degli istituti tecnici o professionali, appena il 13,3% quelli dei licei. Per una media di circa 90 ore (in un solo anno, 270 nel triennio) tra stage veri e propri e progetti di orientamento. #labuonascuola aumenta il numero di ore, consentendo agli studenti di avere più tempo per capire i meccanismi degli ambienti di lavoro e conoscersi in una veste diversa".

"Per fare ciò, #labuonascuola stanzia 100 milioni – scrive il Sottosegretario – circa 35 mila euro per ogni scuola. Prima di adesso su cosa si reggeva? Sui fondi messi a disposizione con la legge 440: 11 milioni nel 2014, 19 milioni nel 2015, che resteranno. Dal 2016 ci saranno risorse decuplicate. Non sono solo numeri, ma fatti di una scuola che cambia".

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