DDL “Cittadinanza e Costituzione Europea, Anief: bene, il problema sono i Governi che non rispettano direttive UE. Vedi precariato

di redazione
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comunicato Anief – Prende quota la linea dell’Anief di introdurre lo studio della Costituzione europea: è di queste ore il consenso formale, da parte della commissione Politiche dell’Unione europea del Senato, per il disegno di legge per l’introduzione dell’insegnamento di Costituzione e cittadinanza europea nelle scuole dell’obbligo, proposto dal senatore Idv Francesco Molinari.

Il testo mira a introdurre nelle scuole dell’obbligo l’insegnamento e il processo formativo con cui gli studenti acquisiscono la consapevolezza di diventare soggetti attivi e protagonisti della comunità europea informata ai principi e ai valori della Costituzione italiana e delle norme dell’Unione europea. In particolare, l’insegnamento è articolato su un orario di almeno quattro ore mensili con votazione finale a cura di docenti adeguatamente formati. Gli oneri derivanti dalla formazione di personale docente di Costituzione e cittadinanza europea verrebbero finanziati attraverso il Fondo sociale europeo 2014-2020.

Nell’apprezzare il via libera al disegno di legge da parte della commissione parlamentare di competenza, il giovane sindacato rivendica la primogenitura della proposta: dopo avere per anni denunciato la mancata applicazione delle direttive emesse da Bruxelles, infatti, l’Anief ha chiesto al Parlamento, dinanzi alle commissioni competenti di Camera e Senato, di potenziare lo studio della seconda lingua comunitaria e della cittadinanza europea, attraverso apposite modifiche al decreto legislativo sulla cultura umanistica, in quel momento incardinato nell’Atto governativo n. 382 sottoposto all’esame di Camera e Senato.

“Lo abbiamo sempre detto – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e lo ripetiamo ancora di più oggi, in occasione di questa lodevole iniziativa parlamentare: l’Europa non è solo quella dell’euro e dei finanziamenti, ma essere stato membro significa anche e soprattutto rispettare le norme europee. E laddove i singoli Paesi fanno orecchie da mercante, si deve comunque dare seguito alle sentenze emesse dai tribunali successivamente ai reclami e ricorsi formulati dai cittadini che non ce la fanno più a sentirsi presi in giro”.

“Basti pensare – continua il sindacalista autonomo – all’assorbimento nei ruoli dello Stato dei precari di lungo corso, con almeno 36 mesi di servizio svolto: anziché assumerli a titolo definitivo nella scuola, con l’ultima riforma Renzi-Giannini, si è riusciti addirittura ad approvare una norma che impedisce loro la possibilità di fare supplenze su posti vacanti una volta raggiunta quella soglia che aprirebbe le porte alla stabilizzazione, In pratica, si è escogitato, proposto e approvato il modo di aggirare quanto stabilito dall’UE facendo venire meno i presupposti per applicare la norma. Calpestando, in questo modo, sia il diritto all’assunzione che il legislatore-giudice transnazionale”.

“Allora – dice ancora Pacifico – la domanda che poniamo al Parlamento è: che senso ha insegnare alle nuove generazioni cosa significa essere cittadino europeo, se poi si disapplicano sistematicamente le norme che arrivano da Bruxelles? La lista nera delle omissioni è lunghissima. Sempre in tema di precari della scuola, è scandaloso il procedere discriminante che si continua ad attuare nei loro confronti: vale per gli scatti di anzianità, per le ferie, per i mesi estivi. Il danno riguarda anche i neo-assunti, a cui è stato annullato il primo ‘gradone’ stipendiale, dovendo oggi attendere il nono anno per vedere la loro busta paga alzarsi. Stando così le cose, fino a che le norme nazionali non cambieranno, è ai giudici che bisognerà rivolgersi. Dunque, fino a che le norme nazionali non cambieranno, è ai giudici che bisognerà rivolgersi”.

Proprio ieri è giunta la notizia che il Tribunale del Lavoro di Trieste ha accolto in toto il ricorso dei legali Anief, riconoscendo il diritto di una docente, immessa in ruolo nel 2013, all’integrale e immediato riconoscimento di tutto il servizio svolto durante il precariato e all’applicazione, equiparando tutto il suo servizio a termine a quello svolto a tempo indeterminato, della contrattazione collettiva nazionale economica precedente, che riconosceva il diritto al gradone stipendiale 3-8 anni, molto più favorevole rispetto a quello attuale. Nei giorni scorsi, invece, era stato il Tribunale del Lavoro di Napoli Nord ad emettere una doppia sentenza di identico tenore, risarcendo con ben 85mila euro due docenti non di ruolo per illegittima reiterazione di contratti a temine e sfruttamento del precariato.

Ma forse siamo ad una svolta: per spiegare lo sfruttamento reiterato dei precari della scuola, piaga tutta italiana visto che anche quest’anno sono state conferite quasi 90mila supplenze annuali, entro fine novembre l’Italia dovrà infatti rispondere all’Anief in Consiglio d’Europa sul reclamo dichiarato ammissibile, nel quale si denuncia la ripetuta violazione della Direttiva 1999/70/ UE, ribadita dalla Legge 107/15 e dalle sentenze della SS. UU. della Cassazione (22552 e ss. 2016). La decisione che ne scaturirà sarà vincolante per le autorità nazionali ai sensi della Carta sociale europea.

Nel frattempo, anche la Corte di Giustizia EU ha espresso forti perplessità sul limite dei 12 mesi di risarcimento per mancata stabilizzazione, sancito dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 27384/2016). Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche altri aspetti: si può decidere di ricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Anche il personale già assunto può presentare ricorso per ottenere l’annullamento del primo “gradone” stipendiale e percepire i compensi aggiuntivi degli anni passati.

19 ottobre 2017

Ufficio Stampa Anief

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