Dati Istat: contro l’abbandono scolastico e la precarietà gli studenti pretendono investimenti e welfare!

di Lalla
ipsef

Rete della Conoscenza – Apprendiamo dalla lettura dei dati Istat del 2011, pubblicati oggi, la drammatica situazione in cui versano la scuola e l’università in Italia, situazione che da anni denunciamo. Altrettanto drammaticamente emerge inoltre una difficoltà costante di una generazione ad inserirsi nel mondo del lavoro e a progettare un futuro.

Rete della Conoscenza – Apprendiamo dalla lettura dei dati Istat del 2011, pubblicati oggi, la drammatica situazione in cui versano la scuola e l’università in Italia, situazione che da anni denunciamo. Altrettanto drammaticamente emerge inoltre una difficoltà costante di una generazione ad inserirsi nel mondo del lavoro e a progettare un futuro.

"Riteniamo drammatici questi dati – dichiara Federico Del Giudice, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – dimostrano infatti che la situazione della nostra generazione è estremamente difficile: il dato della disoccupazione giovanile fa emergere come un giovane su tre al di sotto dei 35 anni sia privo di un lavoro e come il lieve aumento dell’occupazione nell’ultimo anno non abbia minimamente toccato gli under 35. Questo ci
dimostra che, per quanto questo governo abbia sempre chiesto dei sacrifici in favore delle giovani generazioni, in realtà abbia solo eliminato i diritti di alcuni non riuscendo però a migliorare la condizione dei tanti giovani di questo paese"

"Da alcuni anni denunciamo la grave situazione in cui versa l’università italiana – dichiara Luca Spadon, portavoce nazionale di LINK Coordinamento universitario – l’università è stata privatizzata dagli ultimi governi e riceve una quantità di risorse economiche insufficienti persino al regolare funzionamento. Notiamo come per l’ennesimo anno siano in calo le immatricolazioni all’università (-2,2 %). Ciò deriva da un lato dal contesto di crisi generale che rende più difficili per le famiglie o per gli studenti sostenere le spese crescenti della formazione universitaria. Dall’altro è originato dai continui aumenti delle tasse nelle università, a loro volta derivati dal taglio dei finanziamenti (1,5 milioni in meno dallo stato alle università negli ultimi 5 anni e 280 milioni in più prelevati dagli studenti) e dai tagli al diritto allo studio che in alcune regioni, come il Piemonte o il Lazio, hanno determinato un notevole calo del numero degli studenti e studentesse che ricevevano una borsa di studio: negli ultimi due anni si sono perse oltre 6.000 borse di studio nel Lazio e 7.000 nel Piemonte".

"Serve interrogarsi su come permettere agli studenti e alle studentesse di poter restare in questo paese e proseguire il loro percorso di studi – continua Luca Spadon – pretendiamo un investimento sull’università e sul
diritto allo studio e sul welfare studentesco. Rischiamo nei prossimi anni di vedere le nostre università svuotate di studenti, anche perché al conseguimento di un titolo di studio corrisponde sempre meno un riconoscimento sul mercato del lavoro, che nel nostro paese non investe sui giovani e le giovani e sulle loro competenze. Lo dimostra il fatto che oggi la disoccupazione per le persone tra i 25 e i 29 anni sia più alta per i laureati (16%) che per i diplomati (12.6%). Crediamo che il premier Monti – invece di parlare ai giovani e agli studenti della necessità di investire su di loro, come ha fatto ieri, oppure di interrogarsi su una sua eventuale "discesa in campo" – avrebbe dovuto realmente provare a migliorare le condizioni delle giovani generazioni, abbandonando i toni paternalistici che spesso ha utilizzato per giustificare provvedimenti che peggiorano le nostre condizioni di studenti e di precari e distruggono il nostro futuro"*

"I dati del 2011 mostrano, inoltre, come calino anche le iscrizioni alla scuola superiore – dichiara Roberto Campanelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – un dato che deriva dall’aumento dei costi per i contributi volontari che troppo spesso sono vere e proprie tasse obbligatorie, esattamente come dei tagli sui servizi e delle difficoltà che sempre più famiglie incontrano per l’acquisto di libri o per pagare le ripetizioni. Per questo crediamo sia indispensabile investire realmente nella scuola pubblica, evitando la dispersione e permettendo agli studenti e alle studentesse di avere una loro autonomia sociale rispetto alla propria famiglia"

Come studentesse e studenti di questo paese, quest’anno abbiamo bloccato la privatizzazione della scuola, fermando la Legge Ex-Aprea, non abbiamo però mai pensato di fermarci a questa vittoria. I recenti dati pubblicati
dall’Istat ci dimostrano la necessità di continuare la lotta per ripubblicizzare i saperi, rifinanziare scuola e università e permettere ad un’intera generazione di restare in questo paese.

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