“Dateci la possibilità di confermare i precari che lavorano bene”. “Giuro di dire tutta la verità” sulla scuola, di Paolo Fasce. INTERVISTA

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“Scuola: giuro di dire tutta la verità” di Paolo Fasce, edito da Erickson, irrompe nelle scuole italiane in un momento nel quale l’attenzione alla scuola è massima e non solo da parte degli addetti ai lavori. Talvolta, manca, però, la capacità di leggere con lucidità le tematiche connesse all’istruzione. Una lucidità che necessita, però, di un surplus in più di “verità”. Sì, la verità che dovrebbe contraddistinguere ogni seria riflessione sui temi nevralgici della società. Paolo Fasce è un’autorità, anche sul fronte dell’impegno nei confronti dell’informazione, e lo è ancora di più per la franchezza che mostra quando disquisisce su ogni tema a lui caro e di particolare interesse sociale e culturale. Il professore Paolo Fasce è dirigente scolastico dell’I.T.T.L. “Nautico San Giorgio” di Genova e Camogli, già insegnante specializzato sul sostegno, abilitato in matematica applicata e in informatica, docente a contratto con l’Università di Genova nei corsi di specializzazione e nei master su autismo e intercultura. Dottore di Ricerca in Lingue, culture e tecnologie dell’informazione e della comunicazione, è anche esperto di giochi, avendo fondato la Ludoteca Labyrinth di Genova ed essendo stato presidente della Fed.ne Naz.le Gioco Othello e della Fed.ne Italiana Risiko. È stato direttore di campionati del mondo in due discipline diverse: Othello e Sudoku. Non solo risposte, dunque, da parte del prof. Paolo Fasce, ma anche numerosissimi e qualificati spunti di riflessioni e, permettetemelo pure, con l’augurio che molti possano trovare nella sua “verità” una rinnovata grinta per continuare lungo il solco del miglioramento del nostro sistema “istruzione”.

Un piacere relazionarsi con un dirigente che parla, in maniera schietta e sincera, della scuola di oggi. Asserisce, nel suo pregevole volume, “giuro di dire tutta la verità” sulla scuola naturalmente. Ma prima di sapere a quale verità si riferisce le chiedo di sapere perché sarebbe necessario mentire?

«Sostanzialmente per due ordini di motivi. Conformismo e auto-condiscendenza. Il primo motivo è legato all’importanza della relazione. Spesso, comprensibilmente, abbiamo bisogno di alleanze e queste si creano nella relazione. I sociologi lo chiamano “capitale sociale” e per questo motivo, andare contro un gruppo consolidato, ha dei costi personali che non tutti sono disposti a pagare, ma io ho i capelli bianchi. Il secondo è legato a motivi neurofisiologici. Il nostro cervello, attraverso il dialogo interno, spesso indica la soluzione più economica ed evidenzia le prove e gli indicatori che la sostengono, ignorando quelli che la negano. Il rimedio, in entrambi i casi, è l’onestà intellettuale».

La sua scuola, prof. Fasce, è la scuola dei tanti che ancora la amano e la ritengono indispensabile. Ma è davvero indispensabile per tutti? Non c’è il rischio che siamo diventati un po’ meno determinanti, per la formazione della classe dirigente di domani e, principalmente, dei cittadini, rispetto alla scuola che frequentavamo una qualche decennio fa?

«“E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli…” Penso che ci sia ancora molto bisogno di persone che rimuovano gli ostacoli “di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Dobbiamo solo abituarci a non essere l’unica agenzia educativa e a cambiare le nostre modalità in modo tale da tenere conto che ce ne sono altre. Ad esempio, rifuggendo il nozionismo e quel tipo di didattica che chiamo SSID: spiego, studi, interrogo, dimentichi. Posso trovare qualsiasi data in ogni momento, allora non dovrò mai più studiare le date a memoria, ma elaborare concetti. Cosa non nuova, ovviamente, ma ostica da fare passare. Infine rilevo che proprio dove c’è abbondanza di informazioni, noi abbiamo un grandissimo ruolo nel mettere ordine. Nelle informazioni e nelle fonti di informazioni. È la cittadinanza digitale.».

Giura di dire tutta la verità. Su cosa preside?

«Sui motivi per i quali la scuola è ferma da decenni. Paralizzata. Incapace di adattarsi alle novità. Incattivita nei rapporti interni avvelenati da logiche che nulla hanno a che fare con l’evoluzione professionale. E sulle cose da fare per cambiare.».

Quanto è importante, nel suo lavoro di dirigente, la sua esperienza dal basso? Lei è stato docente precario, ma anche supervisore tutor all’Università di Genova, docente di sostegno, scrive ed è autore di pregevoli pubblicazioni. Tutto questo le serve?

«Come il pane. Penso che anche la mia categoria debba evolversi e aggiornarsi. Le competenze di un dirigente devono essere elevate, nel proprio settore, quanto quelle degli insegnanti devono esserlo nel loro. E, aggiungo, perché troppo spesso dimenticati, quanto quelle del personale ATA che merita attenzione e cura nell’evoluzione professionale. Nessuno si occupa di formarli e aggiornarli. La formazione continua non è un concetto vuoto, va incarnato, specie nella scuola, da tutti».

Perché è impossibile, quando necessario, preside Fasce, chiamare supplenti e trovarli disponibili? Ci sarebbe un rimedio per rendere la scuola più efficiente e far lavorare, con maggiore velocità, dirigenti scolastici e uffici di segreteria?

«Diversi capitoli del libro sono dedicati a questo tema e il rimedio in alcuni casi è persino ovvio: consentire ai dirigenti di confermare, di anno in anno, i/le docenti che hanno funzionato bene l’anno prima. In particolare, occorre istituire la chiamata diretta per gli insegnanti di sostegno che non possono essere selezionati solo per motivi di graduatoria. A livello più generale, occorre che la categoria diventi più attrattiva e lo sarà solo se evolve professionalmente. Il credito sociale oggi non lo concede nessuno, ma lo si conquista. Le carriere sono quindi necessarie perché gli insegnanti CLIL, a titolo di esempio, devono guadagnare di più. Il reclutamento in itinere, quello dei supplenti brevi per intenderci, deve avvenire attraverso albi e non graduatorie per evitare l’effetto “tapis roulant”, perverso, che porta in cattedra chiunque, costringendo i dirigenti scolastici a valutare l’anno di prova di un quarantenne che, senza questo lavoro, si troverebbe in una strada.».

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