Dario Gasparo tra i finalisti dell’Italian Teacher Prize: didattica creativa contro la noia

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Dario Gasparo è il prof triestino che è stato inserito tra i 10 finalisti dell’Italian Teacher Prize. Ce ne parla Il Piccolo di Trieste.

I docenti finalisti insegnano lettere, matematica, filosofia, geografia o scienze. Al primo classificato andrà un premio di 50mila euro.

Gasparo, che ha superato una selezione da 11mila candidature provenienti da tutta Italia, insegna matematica e scienze al corso A della scuola secondaria di primo grado Giuseppe Caprin dell’Ic Valmaura.

Volerà a Dubai per partecipare al “Global Education and Skills Forum” dove verranno scelti i cinque vincitori. Il primo premio consiste in 50mila euro, gli altri quattro in 30mila euro. Fondi, questi, assegnati alle scuole per la realizzazione di attività e progetti.

Se Gasparo dovesse aggiudicarseli, l’istituto li investirebbe per fornire ai ragazzi nuove opportunità di apprendimento, come il progetto per riqualificare il giardino scolastico.

“In dieci anni abbiamo vinto una quarantina di concorsi: ognuno di essi è un pretesto per raggiungere un obiettivo didattico”, racconta Gasparo, 54 anni, mentre mostra la lavagna interattiva multimediale acquistata, in parte, proprio con i soldi di una competizione internazionale. Vorrebbe collegare la scuola ai circa 2mila metri quadrati di terreno di proprietà dell’istituto, proprio oltre il muricciolo, che giacciono ora in stato di abbandono, e riqualificarli.

La prossima proposta didattica, che inizierà a breve, è promossa da Unicef: il cortometraggio di “Noi e gli altri” sarà legato ai temi dell’accoglienza e della tutela dei diritti.
Il docente è convinto che occorra combattere la noia con la creatività. “Oggigiorno i ragazzi si annoiano troppo presto e devi sempre improvvisare. Scenette, trucchi di prestigio, giochi per fare imparare la matematica”.

Ha introdotto un acquario in classe, i pesciolini al suo interno sono doventati protagonisti di un cortometraggio sulle migrazioni realizzato dagli studenti e giunto fino alla sede delle Nazioni Unite a New York.

“Dalla stranezza nasce la molla per la curiosità. Ogni escamotage è buono per catturare l’attenzione”, dice il prof. Sa fare il mangiafuoco, finge di inghiottire una penna per spiegare esofago, trachea ed epiglottide. Tira fuori per insegnare le sue doti di musicista, sportivo, fotografo, videomaker, esploratore, scrittore, amante della natura ed educatore.

Ha anche fondato e diretto una società di biologi, ha insegnato in carcere, poi ha scelto di dedicarsi ad una fascia d’età, quella della scuola media: sempre più alunni, afferma, hanno deficit di attenzione, difficoltà nel rapportarsi con il prossimo, sono lasciati a se stessi o hanno coetanei youtuber come modelli educativi.

“In certi momenti penso: come può interessare il teorema di Pitagora ad un ragazzo che magari si taglia le braccia? E così entro in classe, fingo di essere la reincarnazione di Pitagora ed inizio a recitare”. Il suo metodo didattico viene un po’ dai suoi studi di psicologia, un po’ dall’esperienza scout, un po’ da quella come biologo. In classe i ruoli si capovolgono: i suoi alunni riprendono gli esperimenti scientifici e li presentano ai compagni, diventando così essi stessi creatori di nuove narrazioni. “I ragazzi devono toccare, tagliare, sperimentare. Con le classiche lezioni frontali perderei la maggior parte di loro. Mi piacerebbe che il Ministero prenda atto di queste necessità didattiche, dei vincoli burocratici che ci troviamo a fronteggiare e dell’assenza di risorse” conclude il professore.

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