D’Aprile (Uil Scuola Rua): “Mancano quasi 250mila tra docenti e Ata. Le cause? Reclutamento farraginoso e retribuzioni basse”

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L’agenzia di stampa “France Press” ha intervistato il leader dell’Uil Scuola Rua, Giuseppe D’Aprile. L’occasione è stata una ricognizione sul numero di insegnanti nel mondo. Il problema, infatti, non è solo italiano, ma riguarda tutto il mondo, in particolare l’Europa.

D’Aprile è stato intervistato per illustrazione la situazione in Italia: “Per quanto riguarda il personale docente a tempo indeterminato, stimiamo 578.444 donne e 116.678 uomini, per un totale di 695.522. Riguardo gli ATA invece 186.127 totali, divisi in 130.092 donne e 56.035 uomini. Dai nostri numeri, sono sempre escluse le province autonome di Trento, Bolzano e Aosta. Il totale, tra docenti e Ata si attesta a 881.649”.

Poi aggiunge: “Mancano 212.407 docenti (163.265 donne, 49.142 uomini). Riguardo gli Ata invece ne mancano 36.485 (23.539 donne e 12.946 uomini). Il totale, tra docenti e Ata si attesta a: 248.892”.

Sui motivi di tali numeri, D’Aprile spiega: “Reclutamento farraginoso e non snello. Reclutamento nozionistico e non critico attraverso test e non testi argomentati. Mancanza della valorizzazione dell’esperienza acquisita sul campo. Numero chiuso delle università che specializzano o abilitano pur in presenza di fabbisogno soprattutto di personale docente di sostegno. Retribuzioni basse che non incentivano la professione”.

Sulla possibilità di ricorrere ai docenti in pensione, D’Aprile spiega: “In Italia si va in pensione con 41 anni e 10 mesi di lavoro per quanto riguarda le donne e 43 anni e 10 mesi gli uomini, per cui se un collega inizia a lavorare a 24 anni (per i docenti laureati) alla pensione ha donne di 65 anni e 10 mesi (sempre che abbia lavorato sempre) e uomini di 67 anni e 10 mesi. È da tener conto che potrebbero aver riscattato la laurea. Per gli Ata (esclusi i DSGA) basta il diploma per cui 19 anni.  Le donne vanno in pensione a 60 anni e 10 mesi, gli uomini a 62 anni e 10 mesi. E’ quindi difficile chiedere aiuto ai pensionati”.

Poi un affondo sulla politica: “Molti slogan elettorali e pochi fatti concreti che valorizzino il lavoro del personale sia dal punto di vista economico che professionale. Negli ultimi 3 decenni la scuola italiana e il suo personale hanno perso credibilità per via delle scelte politiche dei vari Governi che non hanno ritenuto porre la scuola all’apice delle priorità politiche investendo poco in essa in quanto istituzione con vincoli di bilancio”.

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