D’Aprile (Uil Scuola Rua): “Il nostro no alla regionalizzazione della scuola è netto. Troppa enfasi alle parole della mamma finlandese. Abolire subito tutti i vincoli della mobilità” [INTERVISTA]

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Dall’autonomia differenziata alla mobilità passando per la lettera della mamma finlandese che critica il sistema scolastico. A Orizzonte Scuola interviene Giuseppe D’Aprile, leader della Uil Scuola Rua.

Il Veneto chiede autonomia delle scuole da subito. Qual è la posizione del vostro sindacato in materia di regionalizzazione? C’è il rischio di spaccare l’Italia?

“La scuola, la conoscenza, devono unire l’Italia e non dividerla. Sull’argomento si è espressa, alla data odierna, solo una forza politica. Che la Lega fosse affezionata all’idea di regionalizzare la scuola statale di questo Paese, non è una novità. Stiamo aspettando di conoscere anche il pensiero di tutte le altre forze politiche che rappresentano oltre un milione di lavoratori della scuola, che – ricordo – sono anche elettori e che la conoscono davvero, facendola funzionare tutti i giorni con passione e professionalità, da nord a sud. La nostra posizione, fin da sempre, è netta e chiara: ci opporremo in ogni modo contro scelte che tendono a dividere il Paese. Con la regionalizzazione della scuola statale, di fatto, si frammenta l’istruzione e si accentua la diseguaglianza sociale e civile. Non si tratta di una forma di dissenso su una questione nord/sud ma un’opposizione a un sistema che non garantisce laicità, gratuità e pluralismo rischiando di non mantenere alto il livello qualitativo dell’istruzione”

La lettera della mamma finlandese è su tutti i giornali. Valditara non vuole generalizzazioni sul sistema, ma secondo lei la scuola italiana va bene così?

“Due realtà assolutamente diverse – quella finlandese e quella italiana -, con due sistemi diversi in due contesti diversi anche dal punto di vista culturale. La scuola statale italiana certamente dovrà essere migliorata ma sicuramente non ha bisogno di seguire esempi. Mi piacerebbe che si mettessero in luce non le carenze ma i primati della nostra scuola. Siamo stati uno dei primi paesi europei ad occuparci dell’inclusione mentre, ad esempio, in Finlandia ancora esistono le classi speciali per alunni con disabilità. Invece credo che sia stata data troppa enfasi alla notizia legata alle dichiarazioni della mamma finlandese. Ciò che mi infastidisce e mi lascia basito sono i commenti di coloro i quali, strumentalizzando le dichiarazioni della famiglia finlandese, non hanno perso tempo a parlar male non solo della scuola italiana, ma anche del personale che vi lavora. Si tratta di persone, evidentemente, che non hanno mai varcato la soglia di un istituto scolastico, che non conoscono la professionalità degli insegnanti, del personale ATA e dei Dirigenti Scolastici. È vero, c’è tanto ancora da fare per migliorare la scuola italiana. Ma rischiamo di fare, però, un lavoro invano se il presupposto non sarà quello di sostenerla e difenderla da sterili attacchi e strumentalizzazioni che non fanno bene anche all’intero Paese”.

Si parla molto della figura del docente tutor, pagato e formato di più. Non pensate che sia solo una misura spot che nasconde altro?

“In un momento delicato, nel quale si stanno discutendo il rinnovo del contratto e il decreto Milleproroghe  sarebbe opportuno e utile chiudere prima le partite in corso. Le risorse sono esigue e auspichiamo che, gli annunci del Ministro, corrispondano a realtà. Come si diventa tutor, chi lo decide, con quali compiti, quali criteri, quale retribuzione? In merito mancano i dettagli che necessariamente dovranno essere alla base di una programmazione non estemporanea ma frutto di un confronto serio e preventivo da riportare in sede contrattuale. Le misure spot non ci appassionano, gli interventi sulla scuola devono essere strutturali. Per questo ci auguriamo che i provvedimenti del Ministro Valditara vadano nella direzione giusta a salvaguardia della scuola statale e nazionale di questo paese. Diversamente non faremo mancare la nostra opposizione”.

Sul tema della mobilità e dei vincoli la situazione è ferma. Cosa può sbloccarla?

“Tutti i docenti devono essere “svincolati” in quanto si tratta di misure ingiuste e vanno abolite. Non ci rassegneremo e insisteremo coerentemente per risolvere il problema per via contrattuale e comunque attraverso un provvedimento legislativo. In campagna elettorale tutte le forze politiche si sono espresse in tal senso e per questo siamo fiduciosi, se davvero si hanno a cuore le sorti della scuola, che la nostra rivendicazione si concretizzi in un provvedimento concreto a tutela dei colleghi che hanno il diritto di ricongiungersi ai loro cari”.

Dirigenti scolastici da ruotare ogni sei anni, lei è d’accordo con la misura prevista?

“In situazioni critiche spostare il dirigente scolastico alla fine di due trienni, non può che essere deleterio, con grave danno della continuità didattica e amministrativa e dell’interesse pubblico soprattutto in determinati territori particolarmente esposti a rischi sociali o a dispersione scolastica. Ecco perché come dipartimento DS UIL Scuola Rua, nella persona di Rosa Cirillo, riteniamo che “tale materia non possa essere decisa, stando la delicatezza del settore scolastico, con misure definite senza confronto, per legge, ma riportate in contrattazione nazionale con le debite flessibilità, sottratte alla discrezionalità delle Direzioni regionali. Chi lavora nella scuola, ne conosce la complessità di gestione e progettuale. pensare ai dirigenti scolastici come esecutori, come burocrati significa non averne compreso la responsabilità professionale e il ruolo dinamico all’interno della comunità educante. La complessità della realtà scolastica, l’autonomia professionale dei docenti, le attività del personale scolastico, il ruolo attivo delle famiglie e degli studenti, degli organi collegiali, richiedono tempo, cura, fiducia e la creazione di alleanze educative, che maturano in tempi lunghi. Una scuola fortemente inclusiva, solidale, che sa prendere per mano le nuove generazioni e attraverso un’offerta formativa ampia, è in grado di rispondere ai bisogni di tutti, che mette al centro la persona, che lavora per ridurre il divario sociale, attraverso il recupero di tanta (troppa) dispersione scolastica, non può avere una  distorta interpretazione del ruolo del dirigente scolastico”.

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