Dall’integrazione all’inclusione. Una riflessione

Di Lalla
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inviato da Cristiano Lodi – In base alle ultime direttive ministeriali riguardo gli alunni BES, la parola d’ordine di questo nuovo corso è _inclusione_, a discapito della ormai vecchia e superata _integrazione_. Senza troppo divulgarmi in questioni pedagogiche e altro, vorrei solo riportare che durante il mio anno di formazione al SOS, che mi ha permesso di abilitarmi in sostegno, durante le prime lezioni abbiamo speso un’infinità di tempo e parole proprio su quale fosse la terminologia corretta da usare.

inviato da Cristiano Lodi – In base alle ultime direttive ministeriali riguardo gli alunni BES, la parola d’ordine di questo nuovo corso è _inclusione_, a discapito della ormai vecchia e superata _integrazione_. Senza troppo divulgarmi in questioni pedagogiche e altro, vorrei solo riportare che durante il mio anno di formazione al SOS, che mi ha permesso di abilitarmi in sostegno, durante le prime lezioni abbiamo speso un’infinità di tempo e parole proprio su quale fosse la terminologia corretta da usare.

Ricordo perfettamente che tutti noi docenti/studenti avevamo proposto varie ipotesi, tra cui anche _inclusione_. Ma i docenti univeristari, proprio perché all’epoca – tre anni fa – era in uso la parola integrazione, bocciarono tutti le altre definizioni, compresa appunto _inclusività_.

Un po’ come accade in certe scuole dove l’alunno, se non azzecca la parola magica che il docente ha in testa, cade sempre in errore – in barba a tutte le menate didattico-pedagogiche sull’autostima e tutto il didattichese possibile.

Posso esserne certo di questo, perché la parola _inclusione_ l’avevo suggerita io in una delle lezioni all’università. Per intenderci, non sto qui a rivendicare mica la paternità di tale nuova illuminazione, si fa per dire, ma a sottolineare che, forse, le energie, il tempo e il denaro, se venissero spese in altre direzioni e con altri obiettivi francamente più nobili e utili – e non sto qui ad elencarli – la scuola tutta ci guadagnerebbe.

Ma è il vecchio discorso, noi italiani siamo dei gran chiacchieroni, troppo teorici e inconcludenti. Se la mia è retorica, aimè, non posso farci nulla perché vivo in un paese retorico, dove tutto si trasforma senza che nulla cambi.

Del Decreto Istruzione non se ne parla più, lasciando col fiato sospeso 26.000 mila docenti di sostegno promessi al ruolo e scuole che ancora sperano in fondi per essere ristrutturate, anche se il Ministro si è affrettato ad approvare l’introduione dell’ebook nelle aule. Sono queste le misure urgenti di cui la scuola ha veramente bisogno?

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