Dall’inclusione, all’integrazione, al divieto di sospendere alunni. Lettera

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Fortunata Cammilleri – Nell’oggetto appaiono i tre motivi che spoglieranno i docenti dell’ultimo residuo di autorevolezza. Integrazione nelle scuole, nonchè inclusione, significa anche evitare di dare note pesanti e, molto spesso di sospendere l’alunno, ma a danno dell’insegnante, che mandata a quel paese da ragazzetti, violata nella propria dignità, smarrisce ogni stima di sè.

Gli psicologi, alcuni di loro, da una trentina d’anni a questa parte, forse anche di più, riescono a vedere solo gli effetti negativi che si producono su alunni che a volte ne combinano davvero di brutte. Tutto ciò a discapito dell’insegnante, l’unica persona che deve sopportare insulti che violano il rispetto di tutta la comunità scolastica… bisognerebbe esserci nelle scuole e capire cosa sono diventati certi alunni, e ogni tanto mettersi anche dalla parte di quei disgraziati di docenti, malpagati, proletarizzati, ai quali si sta rodendo l’ultimo baluardo di dignità: manca ormai una sola cosa: essere linciati dagli studenti, e di converso, dalla società. Così come stanno andando le cose, a saperlo, quello dell’insegnamento, sarebbe stato l’ultimo lavoro a cui avrei aspirato.

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