Dalle emozioni al pensiero complesso nel curricolo della Philosophy for Children

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PubbliRedazionale Edises – Philosophy for Children. “Filosofia” e “bambini”. Possibile metterli in relazione? Trovarli nella stessa frase?

Possibile eccome! E non solo leggerli uno di seguito all’altro, ma piuttosto pensarli come due parti di un tutto ricco di senso e di esperienza. Il tutto che trova espressione in un progetto educativo teorizzato agli inizi degli anni Settanta e ancora oggi attualissimo e in continua evoluzione.

Era il 1974 quando il filosofo Matthew Lipman e la sua più stretta collaboratrice Ann M. Sharp idearono la P4C, una “filosofia per bambini”, più correttamente un “filosofare con i bambini”. Sì, perché la Philosophy for Children non vuole insegnare la Filosofia ai piccoli, vuole invece far loro conoscere la pratica filosofica, vuole cioè “educare al pensare”, perché “l’educazione al pensare e la promozione di un pensiero di alto livello dovrebbero essere un obiettivo primario per l’educazione nel Ventunesimo secolo”.

Con queste parole, tratte dall’intervista a Matthew Lipman che la professoressa Maura Striano ha realizzato pochi anni prima della morte del filosofo statunitense, la nostra Velia Imparato apre il suo nuovo articolo per il blog A scuola di emozioni, ancora una volta con l’intento di dar voce a quanto accade nel mondo della scuola e dell’Università, nel mondo cioè di chi è impegnato in prima fila nell’educazione dei più giovani.

E così, conversando con Maura Striano, ordinario in Pedagogia generale che dirige il Corso di formazione in Philosophy for Children presso l’Università Federico II di Napoli, Velia Imparato affronta il tema del pensiero complesso mettendo in luce come, anche nell’approccio della Philosophy, si basi tutto sulla profonda connessione tra la consapevolezza emotiva e la capacità di ragionamento di ciascun individuo.

La professoressa Striano ci spiega l’importanza del contesto scolastico nello sviluppo emotivo e sociale dei più giovani, un luogo fisico e mentale in cui acquisire consapevolezza delle proprie e altrui emozioni per definire la propria identità e per stabilire relazioni “vere” con i coetanei e con gli adulti.

Ci guida poi verso il ruolo della famiglia, la prima comunità in cui il bambino vive, la più importante, quella che ha il compito primario – per tempo e rilevanza – di sviluppare la parte emotiva dei piccoli, di predisporli all’ascolto delle proprie emozioni e delle proprio sentire.

Ci offre, su invito dell’intervistatrice, dei consigli pratici su come aiutare i bambini in questo difficile percorso. E così, ancora una volta, tornano protagoniste le nostre amiche di sempre, le storie, guardate, lette raccontate, non fa differenza. Ciò che conta è la loro capacità di favorire l’immedesimazione, di suscitare emozioni, di stimolare ragionamenti e dialogo. Occasioni importanti queste per aiutare i bambini a esprimersi: creativamente, criticamente, con interesse.

E proprio il tema dell’interesse, della cura, nei confronti del chi e del cosa abita il mondo, centrale nella Philosophy for Children, conclude questa interessantissima conversazione proposta dal blog A scuola di emozioni, quando Velia Imparato e Maura Striano affrontano il concetto del “caring thinking”: nucleo principale del pensiero complesso secondo Lipman, basato sulla convinzione che “l’emozione è la scelta, la decisione, il giudizio”.

Ancora una volta le emozioni sono al centro di tutto… proprio come piace a noi di Occhicielo! Se anche voi siete sulla nostra stessa linea d’onda, venite a trovarci sul nostro blog A scuola di emozioni e leggete L’educazione alle emozioni nella Philosophy for Children.

 

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