Dalla scuola classista alla scuola del nulla, necessario un “Anno zero”. Lettera

di redazione
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Inviato da Antonio Deiara – La Scuola classista degli anni sessanta e settanta ha lasciato il posto alla Scuola del nulla del Terzo Millennio, in attesa dell’Insegnante Meccanico di Isaac Asimov.

Ricordo ancora le tre domande della mia quarta Ginnasio, nell’A.D. 1975: “Come ti chiami, che valutazione hai conseguito al termine della Scuola media e quale mestiere svolge tuo padre?”.

Di fronte ai voti positivi attribuiti per meriti pseudofeudali di albero genealogico a diversi compagni di classe e alle penalizzazioni inflitte alla prole dei novelli servi della gleba, ho giurato di non far vivere ai miei allievi le esperienze diseducative proposte da diversi docenti del Liceo Classico-classista che avevo frequentato. Tutti gli alunni sono in possesso di un talento. La finalità costituzionale della Scuola è quella di valorizzare ogni studente, promuovere le sue aspirazioni e portare a compimento le sue potenzialità.

Oggi, la Scuola del nulla appiattisce verso il basso conoscenze e abilità invocando fantasmatiche “competenze” alla moda, promuove chi non si impegna in aula e nella rielaborazione personale a casa, neutralizzando i risultati negativi, blandisce chi si comporta in modo bullesco nelle aule, nei corridoi e nei bagni, in attesa di violare le leggi nelle strade, nei locali e nelle case altrui ed essere poi associato alle patrie galere. È una vera e propria schizofrenia educativa e didattica quella che affligge la Scuola della Repubblica Italiana. E i genitori? Non pochi sono sempre pronti a spianare la strada ai propri figli, fino al limite estremo della ricerca della certificazione che garantisca una promozione automatica ope legis, messa in dubbio dall’ultima sentenza che condanna il mancato impegno nello studio del DSA. Devastante, da questo punto di vista, l’ultimo Decreto legislativo dell’ultimo agonizzante governo renziano: la promozione garantita agli alunni insufficienti in diverse materie e la sterilizzazione degli effetti dei comportamenti scorretti, violenti o criminali sulla valutazione educativa. Strizzare l’occhio a genitori inadeguati e ad alunni ignoranti non favorisce neppure la vittoria elettorale…

Occorre un “Anno Zero” per la Scuola della Repubblica Italiana. Oggi si offende l’altro “per scherzo”, si bullizza “per gioco”, si uccide “senza farlo apposta”. Una Scuola allo sfascio genera una Società allo sfascio.

Ripartiamo con pochi ed efficaci provvedimenti che mi sono permesso di suggerire alla deputata Lucia Azzolina, prima firmataria della proposta di Legge che prevede un massimo di 22 alunni per classe (20 in presenza di un diversamente abile); punire immediatamente i bulli e bocciare inesorabilmente i pelandroni.

Ricordiamo che diversi Presidi, nel periodo morattiano di attacco più virulento contro gli insegnanti, e soprattutto le insegnanti, arrivarono a chiamare i professori e le professoresse “signore” o “signora”. Era il tentativo esplicito di delegittimare i docenti, al fine di sostituirli con la tecnologia. Parafrasando Sergio Endrigo, per fare un albero ci vuole il legno ma per fare un prof. ci vuole studio, ancora studio, tanto studio per tutta la vita, e nessuna macchina, sia essa LIM, computer, tablet o smatphone, può prendere il posto dell’uomo colto, la “tecnologia” più avanzata e meno diffusa sul mercato dell’ignoranza globalizzata.

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