Dalla riforma del reclutamento agli insegnanti da ‘riaddestrare’: si chiude la scuola “affettuosa” di Patrizio Bianchi. Adesso si attende il successore

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Con le dimissioni del premier Draghi e del suo Governo, finisce anche il mandato di Patrizio Bianchi come Ministro dell’Istruzione. Un’esperienza per il professore ferrarese che lo ha visto protagonista di alcuni importanti interventi dell’esecutivo ma che senza dubbio lo ha anche trascinato, come capita spesso ad ogni titolare del dicastero di Viale Trastevere, al centro delle polemiche.

Senza dubbio il risultato più “pesante” ottenuto dall’ormai ex Ministro dell’Istruzione è quello della riforma del reclutamento e formazione docenti, approvata definitivamente poche settimane fa, anche se bisogna comprendere come si concluderà la storia per quanto riguarda i decreti attuativi previsti dalla legge 76, che avrebbero dovuto completare la riforma. La stessa legge ha introdotto la famosa formazione incentivata per gli insegnanti e la Scuola di Alta Formazione. Insomma, un progetto ambizioso che però si è scontrato con il malumore dei lavoratori della scuola che attendevano una riforma più strutturata e ragionata sui temi vicini alla quotidianità.

La legge che ha voluto ridisegnare il percorso per diventare insegnante è stata infatti anche il provvedimento più criticato dai sindacati. Proprio con le organizzazioni sindacali si sono registrati negli ultimi tempi incomprensioni che hanno portato ad una distanza che ha condizionato pesantemente i rapporti. Distanza culminata con lo sciopero del 30 maggio in segno di protesta verso le misure del Governo sulla scuola. E l’operato di Bianchi.

Con la fine del mandato di Bianchi naufragano molto probabilmente anche le idee di riforma della scuola media e degli istituti tecnici e professionali.

Sul primo punto, Patrizio Bianchi aveva detto recentemente: “La riforma della scuola media è assolutamente necessaria. Al momento non è ne carne ne pesce. Serve una scuola media che superi la rigida divisione disciplinare. Che proietti di più il modo di lavorare che c’è stato nella scuola primaria”.

L’altro grande intervento pensato da Patrizio Bianchi era rivolto agli istituti tecnici e professionali. In occasione di un’audizione sempre al Senato sullo stato di attuazione delle riforme del Pnrr, il Ministro dell’istruzione ha detto: “Saremo in grado di presentare un primo testo per l’estate. Lo presenteremo quanto prima alle Camere. Siamo perfettamente nei tempi. I percorsi tecnici e professionali devono avere uguale dignità rispetto a quelli liceali“.

Su questo l’ex assessore dell’Emilia Romagna aveva fornito veramente pochi elementi su come procedere. Solo un piccolo, grande, indizio: introdurre la filosofia negli istituti tecnici.

Lo aveva annunciato lo scorso settembre al convegno su “Etica e intelligenza artificiale“, organizzato da Aspen Institute con Tim e Intesa Sanpaolo a Venezia.

Ma Patrizio Bianchi verrà ricordato anche per alcune dichiarazioni che hanno fatto “infuriare” il popolo della scuola. Fra tutte, proprio poche settimane fa aveva detto, a proposito della formazione degli insegnanti sul digitale:In Italia, in 4-5 anni, dobbiamo riaddestrare 650mila insegnanti per andare incontro ad insegnamento adeguato al futuro digitale e all’interconnessione globale che si è ormai prospettato”, lasciandosi alle spalle in polverone di polemiche.

“Mi piacerebbe si fissasse un’ora in un giorno e le scuole si mettessero a cantare, magari il primo giorno di scuola, l’inno d’Italia. Mi fate felice se si realizzasse questo”, fra gli altri interventi più famosi del Ministro che comunque resterà formalmente in carica per gli affari correnti.

Ma Patrizio Bianchi verrà senza dubbio ricordato per un concetto che ha più volte sottolineato nel corso del suo mandato: la scuola affettuosa.

“La scuola deve essere affettuosa, fare ritrovate a tutti la bellezza di vivere con gli altri ma deve anche essere rigorosa”,  ha detto Bianchi in più occasioni, spiegando più nel concreto: “Perché affettuosa? È una scuola che si fa carico di tutti e permette a tutti di arrivare a fondo; Se, ad esempio, tu hai preso quattro hai più bisogno degli altri di essere aiutato, perché ci sono dei problemi. Una scuola che non lasci correre. Perché in questa fase la scuola è più importante che mai, con l’insegnante come adulto di riferimento e con gli alunni che devono essere un gruppo, non un branco”.

Adesso si attende lo scioglimento delle Camere che arriverà a breve per poi passare al nuovo governo che si formerà dalle elezioni anticipate in autunno.

Con il nuovo esecutivo ci sarebbe un nuovo Ministro dell’Istruzione, il quinto in cinque anni.

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