Dalla parte dei bambini. Lettera

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Inviata da Viola Marcella Cacace – Chi ha un cane lo porti a espletare i suoi bisogni fisiologici fuori, possibilmente sotto casa. Chi ha un bambino lo tenga a casa, senza scuola, senza amici, senza contatti, con l’incombenza dei compiti quotidiani da affrontare.

Ma cosa è accaduto da quel fatidico ultimo giorno di scuola il 21 febbraio 2020 … Noi non lo sapevamo cosa sarebbe successo dopo il suono della campanella, non potevamo sapere che la campanella si sarebbe fermata per molto tempo, tanto da diventare un caldo e accogliente nido per una famiglia di ragni.

Luca:“Dove sono le mie abitudini, dove sono i sorrisi e gli schiamazzi dei miei compagni di classe? Le maestre? Ed ecco che sento dentro di me che arriva a mancarmi persino l’interrogazione di storia. Sai non riuscivo a immaginare che un virus potesse compiere una magia così grande. All’inizio mi sembrava molto bello non dovermi alzare troppo presto al mattino, ma poi con il passare dei giorni, avrei preferito ritornare a quelle sveglie da occhi appiccicati e coperte incollate alla testa. Mi mancano i miei nonni, e soprattutto gli gnocchi che prepara la nonna Pina, la mamma non è ancora così brava,( ma non diteglielo …).

Io qui mi annoio, maestra mi annoio, i giorni sono tutti uguali … E i compiti? A casa è diverso, non ci sono risate, le battute di Alberto, e persino quel monello di Giancarlo che fa arrabbiare sempre la maestra ed il
bidello “…

Questo momento storico in cui ci troviamo, mette noi genitori ed insegnanti in una posizione molto difficile, più difficile di chiunque altro, forse anche di un ministro. A casa nostra noi abbiamo la società del futuro e
in che modo faremo sopportare questo momento pone le basi per ciò che sarà un domani. Non possiamo fingere e negare dinanzi ai nostri figli che non succede niente, non possiamo sentirci disperati e sorridere ai
loro occhi; in tal modo daremo un messaggio incongruente, e genereremo una frattura interna dentro di loro.

La parola è “ACCOMPAGNARE” scusate se lo scrivo in maiuscolo, ma è importante capire che cosa vuol dire accompagnare. Per farlo in primis bisogna diventare bravi ad accompagnare noi stessi , come posso
accompagnarmi in questa quarantena.

Tanta pazienza, come insegnavano i saggi. Nell’arco delle 24 ore proviamo a trovare uno spazio per ascoltare cosa emerge da dentro di noi. Trenta minuti, un ora, dieci minuti per chi ha tanto da fare, proviamo a sederci da soli ascoltare il nostro respiro, è rilassato, agitato,mi accorgo di trattenere il
respiro?nel mio corpo sto accumulando tensioni? Come sono i miei pensieri durante il giorno? La notte dormo abbastanza? E semplicemente porto consapevolezza ai miei processi interiori, alle emozioni che stagnano dentro di me o che si agitano al di fuori di me. Chi vuole può provare ad annotare su un diario, fare un disegno, o semplicemente un appunto sul calendario …

Dopo essere diventati abbastanza consapevoli di quanto accade dentro di noi , vi è la seconda fase o seconda opportunità: cosa faccio adesso?
Niente, semplicemente accetto e imparo a stare con quello che c’è, brutto o bello che sia, semplicemente esiste.

Questo possiamo farlo anche con i nostri bambini , quando passiamo del tempo insieme a loro, possiamo chiedere: come ti senti? Si può partire dalla lettura di una storia e parlare di come si è sentito il protagonista, e tu ti sei mai sentito come lui/lei? Oppure si può iniziare a disegnare qualcosa su un foglio bianco, chiedere perché hai usato proprio il rosso? Come mai hai disegnato proprio questa scena? Gli strumenti possono essere tanti, chiediamoci quale strumento è meglio per ciascun bambino, che può avere
diversi tipi di intelligenza(Gardner, intelligenze multiple) e diversi tipi di canali comunicativi preferiti.

Quando nostro figlio, nostro nipote, ci racconta di se, e di come si sente, ascoltiamolo e riformuliamo il suo stato emotivo per aiutarlo a prenderne una maggiore consapevolezza, senza mostrare un atteggiamento
investigativo e giudicante.

Se ad esempio ci trovassimo ad ascoltare il bambino che ci dice: “Mi mancano i miei amici, e vorrei andare fuori a giocare con loro, mentre le lacrime solcano le sue guance”.

Esempio di riformulazione: “Mi stai dicendo che ti senti triste a causa di questa situazione che stai vivendo, soprattutto perché ti mancano i tuoi amici” Posso abbracciarti? Cosa potrei fare per aiutarti a sentirti
meno triste e meno solo? Sappiamo che adesso c’è un emergenza e non possiamo invitare i nostri amici, ma se vuoi possiamo telefonare loro o fare un disegno da regalargli.

E’ importante portare la luce della consapevolezza sul nostro vissuto emotivo e sul vissuto emotivo dei nostri bambini.

L’adulto in questa situazione di emergenza ha la responsabilità di doversi prendere cura di se stesso e dei suoi cari. I più fragili vanno protetti dai bombardamenti mediatici, citando la SISST(società italiana sullo
studio dello stress traumatico) “le informazioni veicolate da qualsiasi media su eventi potenzialmente destabilizzanti hanno un innesco
emotivo spesso nascosto che aumenta paure e ansia anche nei bambini.(…) in alcuni casi possono attivare disattenzione, problemi di concentrazione, irritabilità, sonno disturbato. Le difficoltà emotive possono non sempre essere visibili e saranno proporzionate alle capacità individuali di assorbimento di ciascuno. I genitori e chi sta accanto ai minori hanno anche la funzione didattica di cuscinetto che attutisce senza nascondere.”

Per questo motivo inseriamo il momento della nostra informazione in una fascia oraria del giorno non adatta ai bambini, magari aspettiamo il momento dopo averli accompagnati a letto. In tal modo li possiamo proteggere un po’ da ciò che forse ancora non sono pronti ad affrontare.
I nostri bimbi ci mandano dei segnali non sempre comprensibili e anche quando crediamo di aver capito, forse non è così, quindi non siamo sempre così sicuri di ciò che pensiamo di loro, non sempre alla domanda
come stai? La risposta: Bene! Significa sempre che sia vero. E allora se iniziamo a vedere dei segnali che non sembrano positivi o notiamo sguardi e comportamenti anomali, proviamo a chiederci che cosa vogliono
comunicarci, ma soprattutto di cosa potrebbe aver bisogno il nostro bambino o i nostri bambini.

E’ vero che in casa il cibo non manca, le provviste alimentari non mancano, ed il suo amato dolcetto al cioccolato è qualcosa che non gli viene negato, ma esistono altri bisogni da soddisfare nella vita di un essere umano.

Il bisogno di sicurezza, (protezione e mancanza di pericolo), bisogni di amore e accettazione(amore, amicizia, famiglia ,apprezzamento) bisogni di sentirsi stimati. Sono bisogni sociali fondamentali per lo sviluppo e la vita di un essere umano, ma alcuni di questi bisogni in questo momento sono messi da parte.

Ma l’organismo umano ne ha bisogno, e più si prolunga nel tempo questa fase e più la necessità di soddisfare questi bisogni aumenta, generando malessere ed emozioni di rabbia e tristezza.

A questi aggiungiamo un bisogno importantissimo per i più piccoli: il bisogno di MUOVERSI!, i bambini hanno un quantitativo di energie maggiore rispetto al nostro ed hanno necessità di scaricare queste energie
nel tempo, se questo non viene fatto potrebbe aumentare il malessere e la frustrazione. Per accompagnare i nostri bimbi con questa difficoltà si possono trovare giochi di “movimento” da fare in casa, a volte bastano strumenti semplici che abbiamo in casa come scotch di carta o cordicelle e nastri, sacchi grandi della spazzatura, sedie …

Proprio a causa dei bisogni che non vengono soddisfatti, i bambini (e non solo loro) si trovano a vivere un periodo di deprivazione, in questa fase la scuola ha il compito di riuscire a colmare in parte qualche buco che si è venuto a creare e soprattutto per non farlo trasformare in una voragine. La scuola nell’assegnare compiti ed esercizi non solo deve tenere conto delle potenzialità dei suoi studenti, dei livelli di apprendimento, delle competenze da raggiungere, ma deve tener conto del livello di stress che tutti stiamo affrontando. Se fuori la temperatura è molto alta e la mia auto ha poco liquido nel sistema di raffreddamento del motore, ed io ciò nonostante continuo ad accelerare e surriscaldarla ulteriormente, la
mia auto fonderà il motore e sarò costretta a chiamare un carro attrezzi.

Così la scuola attraverso i compiti, la programmazione didattica, dovrebbe anche fornire un sostegno emotivo e relazionale, perchè è di questo che hanno bisogno i bambini; sapere che le maestre esistono ancora, che il virus non le ha cambiate, che i compagni ci sono ed hanno una grandissima voglia di ritornare a imparare e divertirsi insieme. Della didattica scolastica manca quasi tutto: la relazione, imparare dall’esperienza, imparare dai pari, l’ascolto attivo, il lavoro di gruppo, il tutoring, gli abbracci dei compagni e delle maestre … l’insegnante può avere cura di tutti questi aspetti e cercare di dare a distanza il messaggio: io ci sono per te, ed anche i tuoi amici.
Provare a creare dei circle time a distanza, dove riuscire a far incontrare i suoi alunni in modo virtuale, potendo ascoltare quella battuta, guardare quel sorriso o quel disegno del compagno di cui tanto sentiamo
la mancanza, è vero non è come in classe, perché siamo dietro a degli schermi luminosi; ma siamo ancora UMANI, e nessuna epidemia potrà mai sradicare la nostra parte umana, la nostra parte che ama e che sa
prendersi cura degli altri. Se il bambino manifestasse malessere, frustrazione nel fare i compiti, dategli tempo, mettete da parte il libro, piuttosto prendete un libro di ricette e fate una pizza insieme, giocate,
ridete, insegnategli a rifare il letto o a lavare le sue scarpe, provate a immaginare quella città fantastica nella quale vorreste vivere, la mia è piena di strade che portano al mare …

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