Dal Pnrr 18 miliardi per la scuola. I sindacati chiedono al Governo di puntare sul personale scolastico. Basteranno i fondi europei?

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Il Governo inizia dalla scuola. Il primo tassello presentato da Mario Draghi per il Piano nazionale di ripresa e resilienza è infatti quello dell’istruzione, che riceverà 18 miliardi di euro. Bianchi ha annunciato una stagione di riforme che inizieranno con un primo stanziamento di 5 miliardi entro il 2021. La domanda è: basteranno i fondi europei?

E’ una domanda che si pongono soprattutto i sindacati. Che plaudono la scelta del Governo di voler puntare sull’istruzione come primo tema del Recovery plan, ma mettono l’accento su alcune questioni.

Sulla scelta di iniziare dall’istruzione, il premier Draghi ha osservato: “Un po’ perché il piano dovrebbe disegnare l’Italia di domani, di quelli che oggi sono giovani e poi questo straordinario evento del Nobel al professor Parisi fa pensare nostre potenzialità nel campo della ricerca e della scienza. Formazione e ricerca sono fondamentali per la crescita del nostro Paese”.

Reclutamento dei docenti, arrivano i tirocini. Bianchi: “Non solo competenze disciplinari. Ridare dignità all’insegnamento”. Draghi: “Sei riforme per la scuola entro il 2022”

Il Piano, ricordiamo, prevede riforme e investimenti che riguarderanno gli Istituti tecnici e professionali, l’orientamento per accompagnare gli studenti nella scelta del percorso di formazione, il reclutamento e la formazione degli insegnanti, i nuovi ambienti per la didattica e l’edilizia, l’innovazione dei contenuti didattici.

In particolare, per la parte di investimenti, sono 17,59 i miliardi previsti per l’Istruzione dal Pnrr. “Come governo abbiamo voluto cominciare il cammino del Pnrr dalla Scuola, dall’Università e dalla Ricerca – dichiara il Ministro Bianchi –. L’Istruzione è al centro del futuro del Paese: è il segnale che stiamo dando all’Italia. Il nostro precorso ha due componenti essenziali: riforme e investimenti. Entro novembre siamo pronti a fare bandi per 5 miliardi, un punto fondamentale per sostenere la ripartenza del Paese. Si tratta di 3 miliardi per asili e scuole dell’Infanzia, 400 milioni per le mense, 300 milioni per le palestre, 800 milioni per nuove scuole e 500 per la ristrutturazione degli istituti e la messa in sicurezza“.

I sindacati: puntare sul personale scolastico

Il Governo dunque punta sul Pnrr per intervenire in modo efficace su tutti quei problemi che da anni riguardano la scuola. I sindacati però avvertono: il piano è senza dubbio importante e consistente, ma non bisogna assolutamente dimenticare di mettere investimenti importanti sul personale scolastico: lo Snals ritiene che “per garantire la sicurezza e il proseguimento regolare delle attività didattiche occorrano investimenti sul personale e sugli organici attraverso un contratto che garantisca al personale il riconoscimento delle funzioni svolte e il superamento dei vecchi vincoli nella formazione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado“.

In realtà per il rinnovo del contratto del personale docente e Ata bisogna attendere la legge di bilancio. E’ lì che si capiranno le risorse destinate.

Flc Cgil: servono fondi in legge di bilancio

Ecco perchè la Flc Cgil, proprio sugli investimenti relativi al personale, non ritiene i fondi del Pnrr possano bastare: “nel settore dell’Istruzione italiana esiste un doppio problema che va risolto con investimenti solidi e strutturali, da inserire nelle leggi di bilancio dello Stato, per aumentare di almeno l’1% del Pil le risorse disponibili, al fine di avvicinarci ai livelli dei maggiori Paesi Ocse. L’aumento salariale previsto anche dal “Patto per la Scuola” è uno dei temi sui quali il governo deve impegnarsi concretamente. L’altro è il problema storico del precariato, nervo scoperto sul quale si misurerà la volontà di questo governo di dare risposte organiche e immediate“.

Per questo il sindacato guidato da Francesco Sinopoli insiste sul fatto che “non basteranno le risorse del PNRR e neanche riforme a costo zero a far superare davvero le tante ingiustizie presenti nel nostro sistema di istruzione e non solo. Serve un investimento stabile nel bilancio dello Stato“.

Dirigenti scolastici: forse è la volta buona

Dal fronte dirigenti scolastici, si guarda con maggiore positività: per Antonello Giannelli, presidente dell’ANP, “forse è la volta buona in cui si passa dalle parole ai fatti. Ci sono tanti edifici scolastici da mettere in sicurezza, tante scuole da ristrutturare per metterle finalmente al passo con le nuove esigenze didattiche che richiedono spazi ad utilizzo flessibile, tante nuove scuole e tanti nuovi asili nido da costruire, assolutamente indispensabili questi ultimi soprattutto nel meridione per consentire alla nostra società un vero cambio di passo”. Certo, il numero uno dell’associazione presidi riconosce che “non si può fare tutto subito, sarà necessario intervenire prima dove più serve, iniziando appunto nelle zone che più delle altre hanno scuole e palestre inadeguate e poco accessibili”.

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