Dal corpo alla mente. Motivazione, sport e obiettivi formativi scolastici. Lettera

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Inviata dal Dott. Andrea Guerrini, psicologo e pedagogista – Le pratiche bioenergetiche integrate, intese come insieme delle discipline psicocorporee atte a favorire l’unione mente corpo, la capacità di rilasciare tensioni e sciogliere blocchi muscolari-emotivi, possono essere un importante strumento di auto-conoscenza e di trasformazione delle personali capacità espressive.

In ambito sportivo-scolastico l’alunno può attraversare momenti durante il proprio percorso formativo in cui vengono meno le motivazioni e le capacità attentive. La flessione del tono dell’umore, il disinteresse per le attività proposte e, talvolta, l’ansia da prestazione, possono danneggiare molto la qualità del personale percorso formativo, portando ad una serie di insuccessi che non fanno altro che alimentare le fantasie distorte circa l’incapacità personale nel raggiungere risultati soddisfacenti.

Il lavoro bioenergetico a scuola e in ambito sportivo può essere utile per diverse ragioni:

1) Attraverso l’ascolto del proprio respiro e la “scansione” delle tensioni e dei blocchi muscolari l’alunno o il giovane sportivo possono entrare in contatto con il proprio corpo in maniera nuova, dando l’opportunità di esprimere le sensazioni provate. Entrare in contatto con i corpo significa dar voce alle emozioni che si riverberano a livello fisico in modo da
sensibilizzare quelle parti di sé che spesso rimangono distanti dalla coscienza.

2) Le sensazioni possono essere accolte , localizzate nei vari distretti corporei e, con l’aiuto dello psicologo formato, consentire di collegare ciò che viene provato a livello emotivo con specifiche esperienze vissute in modo da capire cosa abbia attivato nel soggetto quella particolare considerazione di se stesso.

3) Fiducia, stima di sé, pensiero positivo e capacità di tollerare le frustrazioni sono tutte qualità che possono essere riscoperte soltanto quando, a livello emotivo, è possibile dar voce alle emozioni congelate nei vari distretti corporei. Aiutando gli allievi con le fantasie guidate, le tecniche di respirazione e le fantasie guidate, è possibile attivare non solo le risorse sopite ma permettere anche una visione di se stessi diversa, nel senso di far
prendere coscienza di come molti pensieri svalutanti siano in realtà frutto di critiche esterne o di giudizi che provengono dall’esterno e non hanno niente a che vedere con le reali potenzialità soggettive.

4) Una volta riscoperto un nuovo volto di se stessi è possibile attivare un percorso di autopotenziamento interiore che consente di lavorare su obiettivi personali che sono dettati da motivazioni personali e non da aspettative altrui. Si tratta di lavorare sulle risorse che possono nascere dagli insuccessi, sulla resilienza e sulla capacità di tollerare le
frustrazioni. Cogliere gli aspetti formativi dalle esperienze negative significa riscoprire anche un tempo personale che occorre darsi per maturare non solo specifiche capacità tecniche ma anche motivazionali.

5) Il lavoro corporeo prosegue quindi con lo sviluppo delle capacità espressive fondamentali: radicarsi, prendere, lasciare, togliere, spingere, chiudere e aprirsi. Radicarsi significa scoprire la propria autonomia sviluppando la capacità di sentirsi saldi sulle proprie gambe. Una scarsa autonomia si riverbera sulla fragilità percepita della base personale di appoggio. Scaricare adeguatamente il peso, consentendo al respiro di
canalizzarsi verso il basso, consente di iniziare a percepirsi come un tutto integrato dove sopra e sotto possono trovare un’unità armonica. Dal radicamento si passa alla capacità di intenzionare la volontà di prendere qualcosa di importante per sé. Qui entra in gioco la capacità di discernere tra ciò che voglio per me in maniera autentica e ciò che credo di volere perché così mi hanno fatto credere.

Si passa successivamente al gesto del lasciare andare, dello scrollarsi di dosso il peso di ciò che non ci appartiene ma che emotivamente ci lega e ci obbliga. Lasciare andare è un gesto di liberazione e di taglio con il passato.
Spingere si riferisce al prendere distanze da ritmi che non ci appartengono e ad allontanare i confini nel senso di prendersi uno spazio maggiore e migliore tenendo a distanza eventuali invasioni di campo. Le braccia rappresentano lo strumento per interagire con la realtà. Il sentirle forti o deboli restituisce al soggetto la capacità di entrare in relazione con il mondo, in quel momento della sua vita.

Chiudere rimanda al senso di introiettare e preservarsi. Chiudere è forma difensiva ma anche momento di ritiro e silenzio che permette di confrontarsi con se stessi. E’ sulla base e la qualità della propria chiusura che poi è possibile sperimentare l’apertura intesa come fiducioso slancio verso il futuro.

Tutto questo rappresenta un modo non solo per comprendere se stessi ma per affinare le capacità personali e motivazionali potenziando il corpo e la mente. Le pratiche bioenergetiche integrate sono strutturate su otto livelli di lavoro in cui si integrano diverse discipline psicocorporee in grado di migliorare le prestazioni in qualsiasi ambito: scolastico, sportivo, relazionale, lavorativo, ecc.

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