Dal 2024 addio a 874 scuole autonome, Anief contesta i numeri del nuovo dimensionamento: è finito il tempo della spending review

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Sulla riduzione di scuole autonome non c’è alcun ripensamento, anzi il numero di istituti che perderanno dirigente scolastico, Dsga e segreteria è addirittura aumentato rispetto a quello che era stato comunicato fino ad oggi: saranno ben 874 le autonomie scolastiche che verranno meno tra il 2024/25 e gli anni successivi, come previsto dalla Legge di bilancio 2023.

L’entità numerica dei tagli è stata comunicata dall’amministrazione scolastica nel corso dell’informativa sindacale sulle nuove norme del dimensionamento: sono circa 200 scuole in più delle 600-700 indicate in un primo momento come numero massimo complessivo destinatario dei tagli, in conseguenza dell’innalzamento ad oltre 900 iscritti come requisito per mantenere l’autonomia scolastica.

 

“Sono scelte che non comprendiamo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – , perché si tratta di un modo di procedere che ha preso il via con il dimensionamento Tremonti-Gelmini, approvato 15 anni fa con la Legge 133/08, e che nessun Governo ha poi mai deciso di contrastare seriamente. Per il bene della scuola e dei suoi alunni, riteniamo importante, come sindacato, che non solo quelle 874 sedi scolastiche rimangano autonome, ma che si ripristini l’organizzazione scolastica precedente al 2008. Anche l’avere perso nell’ultimo decennio 2.600 sedi, intesi come edifici, la dice lunga su come stanno andando le cose. Sono le premesse che hanno portato ai casi estremi di un istituto di Avellino con 38 plessi”.

 

“Finiamola, dunque, con queste forme di spending review applicate sulla scuola: rispondiamo con la didattica di qualità, fatta di classi massimo di 15-20 alunni. Ben venga il docente tutor e orientatore, un’operazione che si avvale dei fondi derivanti dal Pnrr e che ci trova d’accordo. Aggiungiamo però anche organici aggiuntivi in tutte le scuole. E maggiorati dove gli abbandoni sono alti e i territori offrono poche opportunità culturali-formative. Facciamo iniziare la scuola, infine, con i corsi d’infanzia. Chiudere le scuole – conclude Pacifico – significa invece ridurre le opportunità di crescita”.

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