Dagli 8 anni segni di assuefazione: depositare i telefonini negli armadietti? Per Anief va valutato di volta in volta, ma per motivi didattici l’utilizzo deve essere consentito e sempre per i docenti

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Sull’appropriatezza dell’uso del telefono cellulare a scuola è tornato a svilupparsi un acceso dibattito. In attesa della pubblicazione di indicazioni più dettagliate da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, anticipate in questi giorni dal ministro Giuseppe Valditara che si è posto per una linea che ne sconsiglierebbe l’utilizzo salvo motivazioni didattiche, il tema è stato affrontato da diversi esperti.

Anche Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, intende dire la sua: “L’utilizzo dello smartphone a scuola può rappresentare una risorsa o un rischio: se è vero che è utile in chiave didattica e quindi ai fini formativi, può anche però limitare il grado di attenzione degli studenti. Di contro, ritengo che per i docenti rappresenti uno strumento quasi sempre assai utile, sia per preparare le lezioni sia per rendicontare le valutazioni e le lezioni svolte. Limitarne la fruizione solo perché vi sono casi che ci riportano un pessimo utilizzo di smartphone e tablet potrebbe rappresentare, per quanto riguarda gli insegnanti, un pericoloso passo indietro. Per concludere, siamo favorevoli all’utilizzo dei dispositivi di comunicazione e digitali-interattivi a scuola, ovviamente solo per motivi didattici, per la ricerca e l’approfondimento di temi e dati, ma anche per sperimentazioni e simulazioni. L’uso che esula da tutto questo – conclude Pacifico – non deve invece mai essere accettato”.

Delle tantissime opinioni emerse neglin ultimi giorni, la rivista on line Orizzonte Scuola cita, ad esempio, Enzo Di Frenna, fondatore di Netdipendenza Onlus, per il quale “già a partire dagli 8-10 anni, i bambini mostrano segni di una vera e propria assuefazione agli schermi, con i social network che agiscono come catalizzatori di una dipendenza crescente” e quindi occorre “prevenire l’insorgere del cosiddetto “internet addiction disorder”, una condizione che rende i giovani stressati e dipendenti dall’ambiente digitale”. Di Frenna propone “il deposito dei telefoni in appositi armadietti prima dell’inizio delle lezioni, per evitare distrazioni e perdite di concentrazione. L’esperto invita inoltre a un uso più consapevole e limitato dei dispositivi digitali, partendo dall’educazione familiare, per gestire in modo intelligente queste tecnologie”.

Anche la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) si esprime a favore della limitazione dell’uso dei cellulari a scuola, con il suo presidente, Antonio D’Avino, che riconosce l’urgenza di intervenire sull’eccessivo ricorso alla tecnologia digitale da parte dei più giovani”. La Fimp è d’accordo con il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, “evidenziando la necessità di ristabilire l’educazione a corretti stili di vita come priorità nell’ambito scolastico e familiare. La raccomandazione finale è un invito a promuovere attività fisiche all’aperto, riducendo il tempo trascorso davanti agli schermi. L’obiettivo è duplice: contrastare la sedentarietà e incentivare stili di vita più sani tra i giovani.

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