Dadone: “Occorre rendere appetibile insegnamento anche per i giovani. Garantire regolarità concorsi e portare a termine quelli già avviati” [INTERVISTA]

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Fabiana Dadone è da metà febbraio la nuova ministra delle Politiche Giovanili. Per l’esponente del Movimento Cinque Stelle si tratta della seconda esperienza governativa: con il Conte II era stata al Ministero della Pubblica Amministrazione. A Orizzonte Scuola, la ministra parla di giovani, formazione dei docenti e PNRR.

Ministra Dadone, i giovani hanno pagato un prezzo troppo alto durante la pandemia soprattutto in termini di socialità. Come bisogna recuperare? D’accordo all’apertura delle scuole anche in estate?

“L’emergenza pandemica ha stravolto la vita e le abitudini di ciascuno di noi. Le nostre ragazze e i nostri ragazzi hanno dimostrato di saper reagire alle limitazioni con coraggio e spirito di sacrificio, comprendendo la difficoltà del momento e la necessità di salvaguardare la salute di tutti i cittadini. Nonostante questo, è innegabile che l’ultimo anno lasci dietro di sé conseguenze serie per i giovani, anche dal punto di vista psicologico. Abbiamo il dovere di star loro vicino, di offrire tutto il supporto necessario e di restituir loro fiducia e speranza nel futuro. Appena una settimana fa parlavo in una call con delle ragazze di circa 14 anni partecipanti ad un progetto sperimentale portato avanti da due psicologhe del padovano: le ragazze hanno mostrato una chiara forza d’animo ma anche una rilevante incertezza e una mancanza di speranza che dobbiamo spazzare via. Tocca a noi oggi dare un segnale di certezza forte e concreto perché possa toccare a loro domani rilanciare questo Paese. A tal fine oltre alle numerose misure che implementeremo con il PNRR, già con il Sostegni bis abbiamo previsto 30 milioni in più per il Fondo politiche giovanili volto a supportare i giovani nella fase post pandemica, in particolare con riguardo alla prevenzione e al contrasto del disagio giovanile, nonché per la crescita personale, professionale e sociale. Non sono contraria alle iniziative che puntino a recuperare occasioni di socialità, purché non siano eventi spot, ma soluzioni ragionate, che considerino in maniera attenta le peculiarità delle dinamiche nei territori, in base ai contesti sociali e alle esigenze di ciascuno delle studentesse e degli studenti”.

Quale sarà il ruolo dei giovani nel PNRR  e quanti fondi sono a disposizione?

“Per i giovani nel PNRR è delineato un ruolo fondamentale. Ed è per questo che le misure loro dedicate sono trasversali rispetto a tutte le missioni indicate nel Piano. Sono state inserite soluzioni per potenziare il network scuola-lavoro, creare le condizioni per avvicinare i NEET al lavoro, valorizzandone capacità, ambizioni e competenze. Si prevedono anche interventi a sostegno della imprenditorialità innovativa e un serio rafforzamento del servizio civile universale come leva di occupabilità. A tal proposito, va segnalata la introduzione del servizio civile digitale a supporto dei territori e della transizione digitale. Senza dimenticare la necessità di un ricambio generazionale della PA. I giovani sono il futuro dell’Italia e il PNRR punta proprio a farne il fulcro della ripresa e dello sviluppo del Paese. Un intervento molto importante è stato poi assicurato con il c.d. decreto Sostegni-bis grazie al potenziamento del Fondo prima casa e, come accennavo poco fa, del Fondo politiche giovanili”.

In un recente intervento ha parlato della formazione degli insegnanti. Occorre investire di più soprattutto sulle materie Stem. La classe docente, però, è tra le più vecchie d’Europa. Cosa bisogna fare per “svecchiarla” nel più breve tempo possibile?

“La formazione degli insegnanti è un tema strategico. Allo stesso modo, investire sulle materie Stem è ormai ineludibile. Migliorare la qualità dell’insegnamento, guardando anche a strategie innovative di apprendimento, significa consentire a studentesse e studenti di essere protagonisti in un mondo che cambia velocemente, che ha bisogno di nuove competenze e che offre opportunità prima impensabili. Investire sulla formazione degli insegnanti impone consentire anche ai più giovani di poter svolgere una delle professioni più belle del mondo: l’insegnamento. Per far questo, occorre garantire la regolarità dei concorsi ordinari e portare a termine quelli avviati già un anno fa dalla ex Ministra Azzolina e dal M5S, non solo per le Stem ma per tutte le discipline”.

Il segretario del Pd, Enrico Letta, ha parlato di estendere anche ai 16enni il voto per le elezioni. Favorevole all’iniziativa?

“Assolutamente si e ci tengo a sottolineare che il MoVimento 5 Stelle lanciò questa proposta sin dalla scorsa legislatura. Che i giovani debbano decidere del proprio futuro, in maniera consapevole e responsabile, è da sempre una idea centrale per noi. Nelle ultime settimane ho partecipato a dibattiti e ho provato ad ascoltare l’opinione di tanti giovani delle varie fasce d’età, andandoli a trovare nei canali di comunicazione da loro più usati. Ci sono ragazzi di 20 anni che già da tre o quattro hanno delle vere e proprie attività di impresa che fatturano decine di migliaia di euro annui. Abbassare l’età del voto possa essere utile a coinvolgerli nei processi di partecipazione democratica, a formarsi un’opinione politica e soprattutto a ampliare la consapevolezza sul potenziale decisionale che ciascuno di loro rappresenta nel sistema-Paese. Il Paese non ha futuro senza un impegno concreto di ragazze e ragazzi. E consentire loro di votare può essere anche un ottimo modo per far sì che la politica dia loro l’importanza e lo spazio che meritano”.

Sarebbe d’accordo nell’estensione del servizio civile universale anche per i ragazzi delle scuole superiori?

“Stiamo lavorando secondo un approccio di sistema, per offrire un ampio spettro di possibilità a ragazze e ragazzi. Rafforzare i percorsi di orientamento e di confronto e collegamento con il mondo del lavoro, già dalla scuola secondaria di primo grado, investire sulla formazione e sulle nuove metodologie di apprendimento sono, ad esempio, punti nevralgici che stiamo sviluppando. Il rafforzamento del servizio civile universale è un elemento cruciale del PNRR italiano. Ragioneremo, confrontandoci anche con studentesse e studenti, su come migliorarlo, estenderlo. Bisogna cambiare il punto di vista. Dobbiamo pensare e immaginare con i loro occhi e non calare formule dall’alto. E soprattutto trasformare il servizio civile universale in una leva di occupabilità concreta in primo luogo certificando le competenze acquisite durante il percorso svolto”.

Favorevole, invece, all’istituzione di un’ora di educazione ai social nelle scuole?

“In questa legislatura il Parlamento ha approvato una legge sull’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, che deve esser declinato anche sul versante della “media education”. I social sono uno strumento innovativo di scambio e di circolazione delle idee, ma troppo spesso anche luogo di manifestazione di odio e di violenza. La scuola è il campo privilegiato dell’incontro, del dialogo, dell’inclusione e si può fare tanto per alimentare una cultura del rispetto, che certamente deve manifestarsi anche online. Dico di più: credo che il metodo di formazione e apprendimento tradizionale debba cominciare a essere affiancato a nuovi approcci, ormai già ampiamente testati e performanti, come quelli del gaming e della gamification, e il cosiddetto modello di apprendimento informale”.

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