DAD solo per necessità e per il minor tempo possibile. Lettera

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inviata da Lorenzo Picunio – Teniamo per un momento da parte la didattica a distanza, che non può essere l’unica modalità di apprendimento. Il resto è dato dalla capacità del docente di creare non solo una fascinazione individuale, ma anche un feedback con ciascun bambino e con il gruppo dei bambini (o ragazzi). È una nuvola di conoscenza e di amore, quella che si forma fra insegnante e gruppo, dentro la quale ciascuno porta esempi, confutazioni, dubbi, collegamenti. Si può fare a distanza?

Certo, un po’ sì, ma ad una età in cui la percezione di se stessi e dell’altro è consolidata, con gruppi stabili e formati di persone conosciute dal vivo. La relazione dell’apprendimento ha un sua complessità, mette in moto tutti e cinque i sensi, si affida anche ai gesti e alle inflessioni della voce. Il maestro parla, il bambino impara. Ma anche il bambino parla e l’insegnante impara, come sanno tutti i bravi docenti. La cosa è emersa fortemente con i computer, ma valeva anche prima: le regole di un gioco, come caricare la lavastoviglie, ma anche l’invenzione, la dimostrazione e la soluzione di problemi geometrici (proporzionati all’età, chiaramente, con o senza l’uso del computer, con – non senza – la carta centimetrata o millimetrata).

Pensiamo a quanto è cambiata la relazione fra i generi con l’introduzione delle classi miste: una vera rivoluzione! Tutte queste osservazioni non escludono naturalmente che vi siano stati casi in cui la didattica a distanza è stata una necessità (vedi ad esempio la situazione dei trasporti per gli alunni delle scuole secondarie delle grandi città); ma questo non toglie che va considerata, la “dad”, come uno strumento al quale ricorrere solo nei casi di necessità e per il tempo minore possibile.

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