DaD? No grazie: oltre 6 ragazzi su 10 preferiscono la scuola in presenza. Azzolina: “Manca la socialità. Rafforzeremo attività di sostegno psicologico”

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L’indagine portata avanti dal Centro Studi del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi nell’ambito delle attività congiunte con il Ministero dell’Istruzione per dare supporto alle istituzioni scolastiche nel periodo dell’emergenza, è stata consegnata alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e ha mostrato come gli studenti non siano per niente amanti della DaD e che invece soffrono dell’assenza della scuola in presenza. La Ministra ha ribadito il proprio impegno per sostenere i ragazzi dal punto di vista psicologico.

Oltre 6 ragazzi su 10 fra i 14 e i 19 anni tengono ‘molto’ alla didattica in presenza, anzi, il 54% ne soffre ‘molto’ la mancanza. La scuola è associata a socialità, crescita, confronto, le lezioni a distanza a fatica, stress, noia., dicono i primi risultati dell’Indagine Cnop, che si concentra proprio sui disagi della didattica a distanza che può creare nei giovani.

Ascoltare le opinioni dei giovani, i loro vissuti, è importante. In questo caso i dati dell’indagine ci consegnano uno scenario molto  chiaro: la didattica a distanza non attutisce i danni dell’impossibilità di andare a scuola e porta soprattutto stress, noia, fatica”, spiega il presidente del Cnop, David Lazzari.

Della scuola in presenza ai ragazzi piace la socialità, la possibilità di avere un confronto con gli altri e la possibilità di frequentare amici e compagni, che la didattica a distanza non garantisce. Mentre della scuola in presenza i giovani non apprezzano gli orari rigidi, marginale nota positiva della didattica a distanza”, prosegue.

 A tenere alla scuola in presenza, secondo il report realizzato dal Cnop, sono praticamente tutti i giovani intervistati, con una quota di ‘molto’ davvero alta (63%), mentre ad apprezzare la didattica a distanza sono meno di 4 studenti su 10, e, in ogni caso, con un numero di ‘molto’ decisamente più bassa (12%).

Si registra nel frattempo anche un sensibile calo della ‘fedeltà’ alla partecipazione alle lezioni a distanza: l’86% dei giovani intervistati dichiara infatti di aver seguito tutte  le lezioni a distanza durante il lockdown, mentre ora la quota scende al 70%.

Ringrazio il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi per lo studio realizzato’‘, dichiara la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, che aggiunge: “Sono dati che devono farci riflettere e guidare il nostro operato. Uno spaccato di come i nostri ragazzi stanno vivendo questo momento”.

In questi mesi – prosegue Azzolina – abbiamo dato alle scuole risorse per promuovere attività di sostegno psicologico per fare fronte a situazioni di insicurezza, stress, ma anche paura e tristezza fra gli studenti e il personale. Porteremo avanti questo tipo di attività, in collaborazione con l’Ordine degli psicologi. Anzi, le rafforzeremo. Non possiamo infatti assolutamente sottovalutare gli aspetti psicologici di questa crisi e che cosa voglia dire, per i nostri giovani, la prolungata mancanza di una socialità sana, come quella che si vive a scuola”.

Probabilmente, il dato più allarmante è che solo il 2% dei giovani italiani, in questo momento, riferisce di provare gioia o allegria. Un malessere psicologico che deriva dall’isolamento e dalla assenza o carenza delle attività educative ma anche ludiche e sportive”, afferma ancora Lazzari. Sono dati che riscontrano quanto emerso in altre indagini (es. Unicef nov.2020) dove un ragazzo su tre ha chiesto la presenza di reti di ascolto e sostegno psicologico nella scuola.

Questo lungo periodo di lontananza dalla scuola come spazio fisico ha fatto riscoprire la valenza della scuola come ‘spazio psicologico’, terreno fondamentale per il percorso di crescita dei futuri adulti.

La scuola non è solo trasmissione di informazioni e contenuti ma un luogo di relazioni, di costruzione di socialità, di educazione emotiva. È ora fondamentale aiutare le ragazze ed i ragazzi a recuperare e a superare il malessere psicologico che si è creato con azioni efficaci e, al contempo, attrezzarci meglio per il futuro, perché la scuola possa valorizzarsi come luogo di crescita psicologica per la vita”, conclude il presidente del Cnop.

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