Dad negli ultimi giorni di scuole in Emilia Romagna: scoppia il caso. Fratelli d’Italia: “Aggirate le norme ministeriali”

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Divampa la polemica in Emilia Romagna. Diventa un caso politico la situazione che sta interessando gli studenti delle scuole superiori di Rimini.

Secondo quanto riporta il comitato “Per la scuola in presenza”,  le percentuali di presenza a scuola, per volontà della regione Emilia Romagna, “sono a malapena del 50-70% per non contare poi l’arbitrarietà nel definire contatto stretto in modo diverso da quanto specificato dal Ministero della Salute, attraverso l’ultima ordinanza regionale di fine aprile”.

Durante un incontro con il Prefetto la delegazione del comitato ha consegnato i Report Covid 19 di Regione Emilia Romagna degli ultimi due mesi, a prova del fatto che i nuovi casi registrati nel periodo di varo di questi provvedimenti restrittivi, sono crollati in fascia d’età 0-18 del 60 per cento. “Il Prefetto si è impegnato a portare i contenuti dell’incontro e la reportistica regionale sul tavolo del Governo”, riferiscono le referenti.

Il caso diventa politico e il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Michele Barcaiuolo, ha presentato un’interrogazione da trattarsi nella competente commissione assembleare dell’Emilia Romagna: “Come valuta la giunta la decisione di quelle scuole, in particolare emiliano-romagnole, che hanno deciso di ripristinare la Dad le ultime settimane di scuola, aggirando di fatto le indicazioni del Miur?”.

Il consigliere, riportando come alla base della decisione vi sia la volontà di preservare gli studenti da ogni possibile quarantena in prossimità dell’Esame di Stato, chiede quale legittimità possa avere tale scelta con le norme ministeriali recentemente emanate.

Barcaiuolo conclude l’atto ispettivo auspicando, al posto della didattica a distanza, “le attività didattiche svolte all’aperto, in considerazione delle condizioni climatiche via via più favorevoli, laddove il contesto lo consentisse”.

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