DAD, insegnanti sono stati a casa ma non in vacanza. Lettera

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inviata da Prof.ssa Giuliano Mina –  Salve! Affido ancora a Voi l’arduo compito di provare a diffondere quella che, per molti, potrebbe risultare l’ennesima vana denuncia della triste e ormai ben consolidata politica denigratoria nei confronti della professione del docente. “Allungare il calendario scolastico per recuperare il tempo perso…” (cit. Tg1). Quale sarebbe il tempo “perso”, mi chiedo!

Ah… forse quello che noi docenti potevamo destinare ad affetti familiari e passatempi personali, invece di essere costantemente connessi, 24h su 24h, per rispondere alle diversificate esigenze di scuola, famiglie e alunni, solo per abnegazione e senso del dovere?

Lavoro sommerso e costante, amplificatosi all’inverosimile, che solo chi ha svolto sempre con anima, passione e cuore può capire! Troppo facile puntare il dito verso una categoria da anni bistrattata, magari rispolverando la sempre ricorrente accezione di “fannulloni”, con l’aggiunta di un ben condito “comodamente a casa”.

Siamo stati a casa ma non certo in vacanza o a “grattarci la pancia”!

Abbiamo continuato a fare del nostro meglio e anche di più… ascoltando, consolando, rassicurando i nostri alunni e reinventando quotidianamente la nostra didattica perché il nostro lavoro non si riduce ad un mero gettone di presenza! La testimonianza del nostro operato non può essere desumibile da meri dati statistici, sbandierati come vessilli di chiara attendibilità! Essa si fonda sui sentimenti che abbiamo continuato a coltivare dietro lo schermo di un pc, affinchè le emozioni vere potessero costantemente rifiorire per infonderci la speranza e il coraggio per proseguire, aggirando le molteplici difficoltà quotidiane! La scuola non si è MAI FERMATA, a differenza di quanto facilmente viene esibito come verbo universale, anzi… si è sacrificata pur di continuare ad assicurare un diritto!

Questo a differenza della politica… NUOVAMENTE FERMA per accogliere altri “scienziati”, pronti a scendere in campo, a quanto pare, senza essere disposti né a conoscere nè a comprendere la cruda realtà dei fatti ma solo con la spiccata presunzione di giudicare, in qualità di garanti dell’interesse collettivo. Se proprio volete far qualcosa, cominciate dalla base, dalle strutture scolastiche spesso inadeguate e impreparate a rispondere ai numerosi bisogni della platea, invece di litigare sui giorni “papabili” dell’anno come si fa con i numeri della tombola! Chiedete alla scuola di cosa davvero c’è bisogno e smettetela di mortificare chi ad essa dedica la propria vita con passione e dedizione. Provate a dialogare, per una volta, senza in vanagloriose affermazioni, utili solo a PERDERE TEMPO… per restare in tema!

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