Dad il sabato contro il caro energia, anche il maestro Lorenzoni contrario: “Si possono ridurre i consumi ma non il tempo scuola”

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Sull’ipotesi di introdurre la Dad il sabato per andare incontro ad un risparmio energetico non piace nemmeno a Franco Lorenzoni, maestro e sperimentatore didattico, coordinatore della casa-laboratorio di Cenci.

Circolano ipotesi surreali e proposte scandalose riguardo al tempo scuola. Poiché l’autunno si annuncia pieno di difficoltà ed incognite dovute all’eccezionale rincaro del prezzo del gas e non solo, c’è chi ha pensato che anche le scuole dovrebbero fare la loro parte chiudendo il sabato, riducendo l’orario o persino tornando in alcune occasioni alla DAD“, scrive Franco Lorenzoni.

Chiariamolo subito e diciamolo a voce alta – continua -: riguardo al tempo scuola e al tempo di apertura delle scuole oltre l’orario scolastico per ospitare altre attività nessuna riduzione è accettabile perché più avanzano gli squilibri del pianeta e le crisi e le guerre, mettendo in discussione i nostri modelli di vita e di sviluppo, più abbiamo bisogno di istruzione, cultura, ricerca e innovazione“.

A scuola si possono ridurre i consumi riscaldando a non più di 18 gradi; si possono dotare tutti gli istituti di pannelli solari, come già si sarebbe dovuto fare da tempo e s’è fatto troppo poco; si possono compiere ristrutturazioni che migliorino le coibentazioni e tutte le scuole dovrebbero ambire a divenire esempi concreti di risparmio energetico efficace per il proprio territorio“, propone l’esperto.

Negli edifici scolastici  – prosegue – si dovrebbe poter monitorare giorno dopo giorno, in maniera trasparente, quanto e come si consuma cosa per l’illuminazione e il riscaldamento, in modo da farne oggetto di studio, ricerca e proposta di miglioramento“.

Nella nostra scuola di Giove, ad esempio, da tempo ci sono pannelli solari sul tetto e sono stati utilizzati fondi pubblici per la messa in opera di un moderno impianto di riscaldamento a pavimento, forse il più adatto per rendere accoglienti gli ambienti di studio, di ricerca e di gioco, specie per i più piccoli“, continua. 

Insomma di cosa da fare ce ne sono molte, a patto che si discuta del tempo scuola solo per incentivare il tempo pieno in tutto il paese e aprire le scuole a molteplici attività più tempo possibile“, conclude.

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