Dad, Ddi e programma del governo. Lettera

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Inviato da Maria Moschella – Dal periodo della quarantena, i docenti e i discenti italiani stanno sperimentando una didattica considerata dai più all’avanguardia , figlia del progresso e più adatta alle nuove generazioni costituite principalmente da nativi digitali. Mi riferisco alla Dad e alla Ddi , attualmente in uso.

Da circa un decennio nelle scuole italiane sta ventilando quest’idea del digitale a tutti i costi . Basti pensare alle nuove edizione dei libri scolastici integrati con abbondanti risorse digitali.

Le scuole, tranne pochissime, non sono preparate. Pochi laboratori, poche LIM ( lavagne interattive multimediali) per aula, pochi animatori digitali.
Del resto per arrivare a una digitalizzazione completa della scuola non bastano i banchetti a rotelle pronti a sostituire quelli in legno per appoggiare unicamente tablet e non libri o dizionari. Bisognerebbe investire molti più soldi per garantire quantomeno connessioni stabili in tutta la penisola.
E’ evidente che i banchetti rispondono a un programma di governo e non a evitare contagi. Non garantiscono sicurezza neanche in caso di terremoto.
Ancor prima della diffusione del Covid l’attuale governo insisteva nel riferire che era necessario un cambiamento radicale e che che quanto prima la penisola sarebbe stata pronta a fare grandi passi in avanti in campo scientifico e tecnologico.

Il premier Giuseppe Conte, già il 17 dicembre 2019 , in occasione della presentazione del “Piano nazionale innovazione a Roma “ riferì quanto segue : “Dobbiamo avanzare apparsi sempre più spediti nel campo della digitalizzazione, della automatizzazione, dell’intelligenza artificiale. È un mondo affascinante, è un mondo che non ci deve spaventare, è un mondo che dobbiamo affrontare con la voglia di primeggiare, di riuscire a esprimere il primato che noi abbiamo in tanti campi, noi abbiamo un primato innanzitutto non dimentichiamo nel campo culturale. Un primato culturale che tutto il mondo ci invidia (…).
Il suo programma collimava alla perfezione con Davide Casaleggio, che nelle Internet dedicate all’associazione intitolata a suo padre , inseriva , sempre nel 2019, articoli che prospettavano un futuro contrassegnato da docenti avatar.

L’ anno scorso nessun insegnante avrebbe potuto immaginare e accettare l’dea di una scuola completamente digitalizzata. Ognuno avrebbe reagito con totale ripugnanza.
Attualmente non è così. Ormai quasi tutti i maestri e i professori invocano la didattica digitale , la sopportano, accettano di fare corsi di aggiornamento, pur di evitare i contatti con colleghi e discenti.
La causa ?
Il Covid .
Il Covid tutto sommato rappresenta un toccasana per un governo che avrebbe incontrato enormi difficoltà a imporre un programma di digitalizzazione completa della scuola.
Il Covid ora consente a docenti e a discenti di familiarizzare e di conformarsi a una didattica considerata innovativa.
Ma è proprio così ?
Alcuni docenti iniziano a preoccuparsi. Non solo…
Diversi pedagogisti e sociologi fanno sentire la loro voce.

Giuliana Ammannati, pedagogista clinico Anpec, sottolinea il fatto che la didattica a distanza funziona solo per gli alunni più capaci. Gli altri, che hanno bisogno di altri tempi e che sono disorientati davanti alla comprensione del testo , resteranno indietro.
Un altro pedagogista, Daniele Novara, fondatore del centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, supportato da altri esperti di educazione , sociologi e psicologi compresi, ha di recente promosso il manifesto “La scuola è salute!” contro la chiusura delle scuole.
Si evidenzia che l ’esperienza dei mesi in lockdown ha dimostrato chiaramente che:
La Dad non è vera scuola: è un surrogato gravemente riduttivo della didattica in presenza.
La Dad non è democratica: fa crescere gli squilibri sociali e impedisce l’accesso alla cultura alle fasce più basse.
L’isolamento e la scuola a distanza sono una condizione pericolosa per la salute mentale degli studenti che sono a serio rischio depressivo e di ritiro sociale.
A partire da Bologna tanti ragazzi concordano nel criticare la scuola digitale, che non è l’unica soluzione nell’ era del Covid.
I rimedi sono altri . Non possiamo assecondare il programma del governo.

La tecnocrazia è da tenere sotto controllo. E’ da aborrire, specie se si parla di scuola.
Bisogna riaprire le scuole. Basta organizzarsi. Occuparsi dei trasporti ( facciamo lavorare, ad esempio, i conducenti di autobus destinati alle gite, ora fermi). Basta organizzare turni in presenza per i ragazzi, almeno per verifiche e interrogazioni , evitando pagliacciate e continui escamotage per imbrogliare. Sono solo proposte, tanto per proporre alcune soluzioni !!! Finiamola di imporre unicamente dad o ddi, se è solo una soluzione temporanea e non definitiva.
Non ne abbiamo bisogno.

Al premier Conte, qualora accusasse docenti , alcuni alunni e genitori di essere antiquati e poco propensi ad aggiornarsi, si può rispondere che si può accettare la tecnologia, senza sconfinare, senza sovvertire i ruoli, purchè sia al servizio del docente.
Nessuno tocchi la didattica in presenza. Nessuno provi a sostituirla con mezzucci che comporteranno conseguenze psicologiche che dureranno nel tempo.
Dopo l’era del Covid , ci sarà una rivincita dell’amore. Sarà più forte. I bambini si abbracceranno in un girotondo grande quanto l’universo. Gli adolescenti riprenderanno a ballare , a sognare, a guardarsi negli occhi, a piangere e a ridere insieme, anche e soprattutto tra i banchi di scuola.
Nessuno ruberà il futuro ai bambini e ai ragazzi !

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