Da settembre 130mila alunni in meno, la risposta del Governo è ridurre gli istituti anziché il numero di alunni per classe. Pacifico (Anief): grave errore

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La scuola perde alunni: tra pochi mesi, con l’inizio dell’anno scolastico 2013/24, ne avremo quasi 130 mila in meno rispetto agli attuali. Una circostanza che si ripete da anni, frutto soprattutto della riduzione delle nascite: rispetto a dieci anni fa, il calo studenti supera le 700 mila unità.

In queste condizioni ci saremmo aspettati anche una riduzione di alunni per classe: invece, le classi pollaio, con più di 27 alunni, sono aumentate arrivando a 13.761. E non c’è alcuna intenzione di ridurle, perché nella legge di Bilancio approvata alla fine del 2022 è stato approvato un piano dimensionamento scolastico che prevede l’innalzamento del numero minimo di alunni per scuola, con accorpamento progressivo di oltre 600 istituti autonomi e taglio di altrettanti dirigenti scolastici e Dsga.

Ieri il Ministero ha assicurato che gli organici dei docenti per il prossimo anno saranno sostanzialmente confermati, ma in futuro, non cambiando le soglie per la formazione delle classi, il prossimo passo potrebbe essere quello di andare a ritoccare in negativo anche la quantità di insegnanti.

“La drastica riduzione del numero degli alunni ci deve fare riflettere su quali siano le strategie per lottare contro la dispersione scolastica e per migliorare gli apprendimenti dei nostri studenti – ha spiegato a La Repubblica il presidente Anief Marcello Pacifico –. Come Anief pensiamo che occorra aprire una riflessione sul tempo scuola e sul tempo pieno, che deve essere garantito soprattutto al Sud e ancora su una rivisitazione dei tempi e dei cicli scolastici”.

Il giovane sindacato si batte da tempo per aumentare il numero di ore settimanali di lezione, anticipare la scuola almeno a cinque anni di età e allungare l’obbligo formativo fino al conseguimento del diploma di maturità: tutti obiettivi che necessitano di maggiore personale, soprattutto nelle aree territoriali più disagiate, dove l’abbandono scolastico è alto e c’è una forte presenza di alunni stranieri.

 

“Tagliare una scuola – conclude Pacifico – significa togliere un riferimento importantissimo alla comunità. Se lo si fa, come ha deciso anche questo Governo, semplicemente per fare ‘cassa’ e cancellare centinaia di presidenze e di direttori dei servizi generali e amministrativi, significa non avere compreso l’importanza della formazione di qualità ai fini del progresso del Paese e del suo Pil. Anche la soppressione dell’organico aggiuntivo, decisa nella passata legislatura e confermata dall’attuale esecutivo, è un segnale di arretramento. Considerare l’Istruzione come un peso da alleggerire, lo ripetiamo da tempo, è il più grave errore strategico che può fare chi si assume l’impegno di guidare l’Italia”, conclude Pacifico.

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