Da Fioramonti avrei voluto meno coerenza. Lettera

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Inviato da Alessandra Giordano – Quando il ministro Fioramonti presentò le sue dimissioni, pensai che fosse un uomo coerente ma non corretto nei confronti della classe docente perché noi, con lui, finalmente ci sentivamo ascoltati; la sera in cui appresi l’irrevocabilità di quella scelta, seppi che il ministro stava facendo lo stesso errore di Celestino V e che la Scuola sarebbe stata spolpata da squali.

Non lo nego: avrei voluto che la nostra giovane guida fosse meno coerente perché tutti sapevamo che quei tagli non erano una sua responsabilità.

Fioramonti aveva uno sguardo buono ed era animato da ideali di giustizia: chiedeva di poter usufruire della giusta quota per porre rimedio alle difficoltà evidenti della Scuola, riteneva-in qualità di ministro- di avere il dovere etico di amministrare e, per amministrare, servono risorse.
Non solo. Il Ministro Fioramonti, più volte punzecchiato riguardo il Concorso DS, esigeva chiarezza sul pasticciaccio e stava cominciando a proporre soluzioni; insomma, in gergo si direbbe che si stava interessando troppo di affari che non avrebbero dovuto riguardarlo anche perché, vicino a lui, vi erano persone che rischiavano davvero di essere travolte da quel suo legittimo desiderio di “andare fino in fondo”.
Probabilmente si tratta di una mia idea, ho l’impressione che riguardo finanze e giustizia il nostro ministro, un ministro che finalmente apprezzavamo, sia stato indotto a dimettersi perché l’interesse politico andava a cozzare con l’interesse morale. E forse, in qualche misura, Fioramonti si è sentito abbandonato da un partito che ha cominciato subito non soltanto ad accusarlo e a screditarlo ma che neppure lo ha invitato a riflettere perché lo riteneva un personaggio scomodo.
Una situazione del tutto diversa si aprì, nella famosa estate del Papete, quando Conte rassegnò le sue dimissioni: nessuno voleva perderlo perché si era rivelato finalmente un uomo forte e fu invitato a riflettere bene, gli fu offerta una nuova occasione perché pareva un uomo equo, equilibrato, affascinante, colto.

A Fioramonti non sono state offerte nuove possibilità, è stato lasciato solo.
Meglio l’altra, questa è stata la valutazione di Conte.
Meglio l’altra, certo ma…affidarle anche l’Università e la Ricerca? Sarà opportuno?
Questo si deve essere chiesto il Professore, perché Conte in università ci ha lavorato ed è fin troppo evidente che, quella frettolosa candidatura, non gli andava a genio:che diamine! Per dirigere la Ricerca ci vogliono un certo spessore intellettuale, la padronanza di almeno una lingua europea e la conoscenza di specifici programmi informatici.
La cosa migliore dunque, per salvare capra e cavoli, è parsa quella di dividere il ministero in due con buona pace di chi tutti: chi sa all’Università, chi sembra sapere- ma non è certo che sappia- alla Scuola.
Come dargli torto! Se si gira sulle pagine FB dedicate agli insegnanti, si leggono tali strafalcioni ortografici che Conte avrà pensato: qui va benissimo il re Travicello!

Mi chiedo però dove siano finiti quell’equità e quell’ equilibrio che vedevamo in Conte, mi chiedo come abbia potuto approvare, in maniera così avventata, una candidatura così difficile al Ministero dell’Istruzione.
Difficile perché molteplici ombre si addensano già sulla neoministra ( che comunque ha il giusto pelo sullo stomaco), ma soprattutto inopportuna in quanto le vicende del concorso, cui lei ha partecipato da deputata, non sono ancora state chiarite e, probabilmente, non lo saranno mai perché… quale giudice oserebbe opporsi a un ministro?
Non si discute sulla possibile bravura del soggetto in questione, si addita la nomina perché non opportuna, inadatta al momento storico, assurda.
Si discute sull’atto di forza deciso dal Governo, un atto che evidenzia esplicitamente come quello della Scuola sia un mondo da azzerare, da tagliare, da umiliare.

Io, e lo grido, mi sento umiliata dalle scelte screanzate che, da qualche decennio e al di là del colore politico, vengono imposte dall’alto a persone che desiderano soltanto avere una guida salda e capace.
Ormai il Ministero dell’Istruzione funziona come un talent nel quale i partecipanti propongono senza sosta performance e riforme per “diventare famosi”; in tale contesto sembrano aver più valore la furbizia che la giustizia, la scaltrezza che l’onestà.
Sopravvive chi sorride alle telecamere, chi fa battute, non chi s’interroga e pone problemi da risolvere. Sic stantibus rebus, preferirei al ministero Maria De Filippi che, almeno, qualche competenza nella conduzione di un team ha dimostrato di possederla ed è la persona più adatta a lanciare talenti in un mondo dello spettacolo che non è poi così diverso dall’attuale mondo politico.

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