Da 20 a 45 euro (al lordo) in più nello stipendio solo per il 2023: ecco l’emolumento accessorio una tantum per docenti, Ata e dirigenti scolastici: scarica tutte le cifre

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Arriva l’una tantum per gli statali. La Ragioneria generale dello Stato ha comunicato gli importi dell’emolumento che la legge di Bilancio2023 ha assegnato ai dipendenti pubblici. Nel solo anno 2023, sarà erogato un emolumento accessorio una tantum, da corrispondere per tredici mensilità, nella misura dell’1,5 per cento dello stipendio con effetti ai soli fini del trattamento di quiescenza. Si tratta di una sorta di anticipazione dei rinnovi contrattuali per il triennio 2021-2024 che, come è noto, sono tutti scaduti già da 11 mesi.

L’emolumento una tantum per il solo 2023 ha delle determinate caratteristiche:

  1. è corrisposto per tredici mensilità nella misura dell’1,5 per cento dello stipendio;
  2. è ripartito con uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sulla base del personale in servizio al 1° gennaio 2023;
  3. ha effetti ai soli fini del trattamento di quiescenza;
  4. non è computabile agli effetti dell’indennità premio di fine servizio, dell’indennità sostitutiva di preavviso, del TFR, nonché delle indennità per cessazione del rapporto di lavoro da corrispondersi agli eredi che vivevano a carico del prestatore di lavoro in caso di morte di quest’ultimo.

Si tratta, dunque, di una somma stanziata per compensare il mancato pagamento della vecchia indennità di vacanza contrattuale, cioè del contributo introdotto per legge, nel 1993, nei periodo fra a scadenza con un contratto collettivo (CCNL) ed il suo rinnovo. L’emolumento non si “somma” al rinnovo, ma ne costituisce una parte che viene erogata a stralcio e una tantum. Il bonus non verrà pagato in unica soluzione, ma verrà spalmato su 13 mensilità.

La Legge di Bilancio ha stanziato circa 1 miliardo di euro (che diventano 1,15 miliardi al lordo dei contributi Irap) per il pagamento del bonus ai dipendenti pubblici, cioè a chi lavora nelle amministrazioni centrali (compreso il personale scolastico) che rappresenta il 55% dei 3,2 milioni di dipendenti pubblici complessivi.

Il bonus una tantum avvantaggerà i redditi più alti, in quanto essendo una percentuale fissa dello stipendio risulterà tanto più alto quanto maggiore è la retribuzione: sarà pari a circa 20,8 euro lordi al mese per la fascia retributiva più bassa per arrivare a 74 euro al mese per la prima fascia dirigenziale. Per quanto riguarda la scuola, ad esempio, un docente di scuola media, al massimo dell’anzianità, avrà 42 euro lorde in più al mese, mentre uno della primaria, invece, oltre 38 euro lorde, un assistente amministrativo, ad inizio carriera, poco più di 20 euro lorde.

TUTTE LE CIFRE

Articolo 1, commi 330-333 (Emolumento accessorio una tantum)

L’articolo 1, commi da 330 a 333, incrementa di 1 miliardo di euro, per il solo 2023, gli oneri posti dalla normativa vigente a carico del bilancio dello Stato per la contrattazione collettiva nazionale per il triennio 2022-2024 e per i miglioramenti economici del personale statale in regime di diritto pubblico. Tale incremento è volto all’erogazione, esclusivamente nel medesimo 2023, di un emolumento accessorio una tantum, da corrispondersi per tredici mensilità, con effetti ai soli fini del trattamento di quiescenza. Per il personale dipendente da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici diversi dall’amministrazione statale i predetti oneri, da destinare alla medesima finalità, sono posti a carico dei bilanci delle amministrazioni stesse. Preliminarmente, si ricorda che gli oneri posti a carico del bilancio statale per la contrattazione collettiva nazionale per il triennio 2022-2024 sono attualmente pari a 310 milioni di euro per il 2022 e a 500 milioni a decorrere dal 2023 (art. 1, co. 609, L. 234/2021). Con il suddetto incremento, tali oneri vengono portati, per il solo 2023, a 1,5 miliardi di euro. L’incremento disposto dalla disposizione è destinato all’erogazione, nel solo anno 2023, di un emolumento accessorio una tantum, da corrispondere per tredici mensilità, da determinarsi nella misura dell’1,5 per cento dello stipendio con effetti ai soli fini del trattamento di quiescenza. Pertanto, tale emolumento, come specificato dalla Relazione tecnica allegata al disegno di legge, non è computabile agli effetti dell’indennità premio di fine servizio, dell’indennità sostitutiva di preavviso, del TFR, nonché delle indennità per cessazione del rapporto di lavoro da corrispondersi agli eredi che vivevano a carico del prestatore di lavoro in caso di morte di quest’ultimo (comma 330). Le relative somme saranno ripartite, nel 2023, con uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, sulla base del personale in servizio al 1° gennaio 2023 (comma 333).

Legge di Bilancio in Gazzetta Ufficiale

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