Cura Brunetta, la scuola ha già gli anticorpi. Al Nord le maggiori assenze

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Lo avevamo detto per primi giorno 30 giugno 2010, forse non c’è l’ammalato. L’importante è attaccare i docenti. I dati pubblicati ieri sulle assenze del comparto scuola hanno scatenato le più vivide fantasie giornalistiche.

Lo avevamo detto per primi giorno 30 giugno 2010, forse non c’è l’ammalato. L’importante è attaccare i docenti. I dati pubblicati ieri sulle assenze del comparto scuola hanno scatenato le più vivide fantasie giornalistiche.

Infatti, rispetto a quelli dello stesso mese dell’anno precedente, a gennaio i giorni di assenza per malattia del personale della scuola con contratto a tempo indeterminato sono aumentati del 4,8% tra gli insegnanti (560.165 giorni rispetto ai 534.638 di gennaio 2010) e del 13,6% tra il personale tecnico amministrativo (234.129 giorni rispetto ai 206.102 di gennaio 2010).

Si è parlato di assenteismo dei docenti, come se fossero immuni, nel loro delinquere quotidiano, a qualsiasi cura (fosse anche quella Brunetta). Non si è risparmiato l’ovvio attacco al Ministro, la cui cura è risultata inefficace.

C’è qualcuno che, addirittura, si è avventurato in interpretazioni arzigogolanti, attribuendo l’aumento delle assenze al fatto che i costi delle visite fiscali ricadono sulle scuole, e non avendo, queste ultime, la possibilità di pagarle, le malattie non vengono segnalate alle USL. Quindi "i prof hanno ripreso ad assentarsi per malattia". Queste le parole stampate su "La Stampa" del 21 gennaio 2011 a pagina 17. Ecco il motivo per cui ci assentiamo, abbiamo sfruttato una falla del sistema.

Fantasia fervida, in fondo i quotidiani non hanno esigenza di rispondere alle esigenze del pubblico e dell’informazione, dal momento che vengono mantenuti dalle finanze statali grazie a copiosi finanziamenti. Forse una class action potrebbe riportare ai legittimi proprietari gli euro usurpati.

Già a giugno, ben prima che la Corte Costituzionale attribuisse i pagamenti alle scuole (mandando a farsi friggere il teorema del quotidiano "La Stampa"), avevamo scritto, rispondendo alle solite insinuazioni contro i prof, che ci sembrava strano come fossero aumentate le assenze inferiori a 10 giorni, mentre quelle superiori fossero diminuite, cioè aumentano le assenze per le quali è prevista decurtazione di stipendio e in calo le assenze lunghe, per le quali non è prevista decurtazione dopo il decimo giorno. Strano davvero. Forse, avevamo ipotizzato, manca il problema, i docenti si assentano quando sono effettivamente malati. E ciò, ci preme di sostenere anche adesso.

Spesso i vari "analisti" dei fenomeni sociali che infestano i quotidiani nazionali, dimenticano, affrontando l’argomento, che i docenti lavorano a stretto contatto con ragazzi, numerosi, e chiusi in anguste stanze, dei veri e propri pollai e come nei pollai le infezioni corrono velocemente. Soprattutto se impazzano malattie fortemente contagiose come quella attuale.

Un altro dato dovrebbe far riflettere, il fatto che a gennaio 2011 il Nord mostra una percentuale superiore rispetto al Sud, e non di poco. Infatti, tra gli insegnanti, il Sud e Isole presenta una percentuale di assenze del 3,0%, mentre il Nord Est dell’11,8%

Questo è il motivo per cui i titoli dei quotidiani non hanno urlato il solito fannullonismo meridionale, ma avranno tempo. Come si spiega questo dato? Forse con il fatto che il picco di influenza ha toccato prima il Nord?

Basterebbe leggere questi dati: L’ influenza si sposta da Nord a Sud: due milioni a letto durante le festività

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