Cunial entra a Montecitorio senza il certificato verde, Pacifico (Anief): chi lo spiega ora ai 100mila docenti, educatori e Ata che ogni due giorni si tamponano?

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Cominciano a vacillare le certezze sull’indispensabilità del Green Pass per accedere nei luoghi di lavoro: il presidente del collegio di appello della Camera ha accolto, con un decreto cautelare monocratico, la richiesta di sospensiva presentata dalla deputata no-vax del gruppo Misto Sara Cunial della delibera con cui il collegio dei questori ha introdotto l’obbligo del Green pass per accedere a tutte le sedi della Camera.

Secondo fonti parlamentari riportate dall’Ansa, il ricorso di Cunial sarà esaminato dal Consiglio di giurisdizione della Camera l’1 dicembre.

Cunial aveva presentato ricorso contro la delibera dei questori, e come lei anche altri deputati e dipendenti di Montecitorio, al Consiglio di giurisdizione, il tribunale interno di primo grado di Montecitorio presieduto da Alberto Losacco (Pd), chiedendone una sospensiva immediata motivandola con la sua necessità di entrare alla Camera per votare. Il ricorso era stato respinto e l’udienza del Consiglio era stata fissata per l’1 dicembre

Ma Cunial ha fatto appello al presidente del collegio di appello della Camera dei deputati Andrea Colletti, che ha accolto il ricorso, in considerazione del dovere di consentire alla deputata di esercitare il mandato di rappresentanza popolare.

Il commento di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il sindacato che ha impugnato l’obbligo della certificazione nei tribunali italiani e dell’Ue: “Ora anche nel Parlamento italiano si può entrare senza il Green Pass, qualcuno lo dovrebbe spiegare ai giudici amministrativi che finora hanno respinto ogni richiesta di provvedimenti cautelari, ma soprattutto a quei centomila tra docenti, educatori e Ata che ogni due giorni si tamponano, per non parlare degli altri 8 milioni di italiani. Noi, con #Anief continuiamo la nostra battaglia contro l’obbligo di possesso e di esibizione del green pass da parte del personale scolastico. Alla fine di questa storia, in attesa della pronuncia sul primo ricorso notificato in Corte di giustizia europea, lo Stato – conclude Pacifico – dovrà pagare i risarcimenti richiesti”.

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