CUB scuola: governo e sindacati dimenticano i diplomati magistrali

di redazione
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Comunicato CUB – Una quarantina di maestre licenziate a Lodi: ecco il frutto avvelenato del recente accordo sul precariato, siglato dal Governo e da
cgil-cisl-uil-snals-gilda, che si è tradotto nel decreto ipocritamente definito “salvaprecari”.

Le maestre di Lodi per esempio non sono state
salvate e, come loro, molte altre restano in balia degli eventi determinati da sentenze tra loro contrastanti.

Per queste lavoratrici si apre ora una fase assai problematica: non solo perdono il lavoro, ma non potranno neppure avere il sussidio di disoccupazione e dovranno accontentarsi di svolgere supplenze temporanee.
Ricordiamo che molte di loro hanno alle spalle numerosi anni di insegnamento, hanno consentito il funzionamento delle scuole, sono state apprezzate dai genitori e dai bambini, hanno ricoperto incarichi importanti nell’organizzazione didattica dei loro istituti, superato il periodo di prova e, paradosso ulteriore, potrebbero lavorare a pieno titolo nelle scuole paritarie.

La CUB Scuola Università Ricerca ha seguito con attenzione l’intera tortuosa vicenda legata al valore legale del diploma magistrale. Ha prima sostenuto convintamente la lotta delle maestre contro la sentenza del Consiglio di Stato e in seguito si è battuta per una clausola di salvaguardia che prevedesse, in casi come questo di Lodi, la conversione del contratto a tempo indeterminato in contratto al termine delle lezioni. Ma questa clausola è stata “dimenticata” dal recente Decreto “salvaprecari” e sostituita da un futuro “tavolo” di
concertazione.

Per questo esprimiamo oggi piena solidarietà alle colleghe di Lodi e alle future vittime della colpevole “distrazione” di chi ci governa e di chi dovrebbe rappresentare gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.
Ribadiamo il nostro impegno per la risoluzione complessiva del precariato nella scuola che resta una delle rivendicazioni qualificanti del prossimo sciopero nazionale indetto da CUB, SGB, Si Cobas e USI-CIT per il 25 ottobre 2019.

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