Criticare sospensione attività didattica è criticare principio di precauzione. Lettera

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Inviato da Antonino Ceravolo (Dirigente Scolastico) – Gentilissimo Direttore, non ci sarebbe nemmeno bisogno di sottolineare e di premettere come la discussione pubblica costituisca una delle componenti essenziali e ineliminabili di una democrazia.

Ed è del tutto ovvio e assodato che la comunità scientifica progredisca (e faccia progredire la scienza) attraverso il dibattito, il confronto delle idee, la pratica del reciproco dissenso tra studiosi di convinzioni e orientamenti diversi.

Di conseguenza, ben vengano le diverse dichiarazioni di virologi e infettivologi, peraltro talvolta in disaccordo pure su altri non trascurabili aspetti, in merito all’efficacia della sospensione / chiusura delle scuole come misura per combattere il COVID-19.

Eppure, si vorrebbe dire una cosa semplice e banale. Quando si sostiene, come taluno fa, che non sarebbe provata l’efficacia dei provvedimenti di sospensione delle attività didattiche si dimentica un elemento fondamentale, che si chiama “principio di precauzione”.

Da un lato, sta un provvedimento – la sospensione / chiusura delle scuole – forse inefficace (ma la sua reale inefficacia sarebbe da dimostrare con accurati dati scientifici) e che, però, non produce danno alcuno alla salute, dall’altro la possibilità, non così remota (si veda il caso delle due maestre contagiate che ha imposto la quarantena per decine di alunni), che anche un solo caso di contagio in ambiente scolastico inneschi un terribile effetto a catena dinanzi al quale le lacrime a posteriori versate servirebbero a ben poco.

Il principio di precauzione, nella fattispecie di un’epidemia, impone che si adottino politiche pubbliche finalizzate prioritariamente, con assoluta priorità si vorrebbe rimarcare, al contenimento e alla prevenzione dei possibili danni alla salute delle persone e bene ha fatto (e farà) il governo italiano a muoversi secondo questa linea di opportuna prudenza.

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