Crisi sociale: le mense scolastiche sono a rischio

di Lalla
ipsef

Marco Barone – L’articolo 21 del Contratto Collettivo nazionale della Scuola è stato recentemente richiamato dal MIUR con una nota del 25 maggio 2012 il quale, proprio in tema di diritto alla mensa, ha dovuto ricordare che il il diritto alla fruizione del servizio di mensa gratuita riguarda il personale docente in servizio in ciascuna classe o sezione durante la refezione.

Marco Barone – L’articolo 21 del Contratto Collettivo nazionale della Scuola è stato recentemente richiamato dal MIUR con una nota del 25 maggio 2012 il quale, proprio in tema di diritto alla mensa, ha dovuto ricordare che il il diritto alla fruizione del servizio di mensa gratuita riguarda il personale docente in servizio in ciascuna classe o sezione durante la refezione.

Laddove, per effetto dell’orario di funzionamento adottato dalle singole scuole, nella sezione risultino presenti contemporaneamente due insegnanti, entrambi hanno diritto al servizio di mensa. Nella scuola elementare ne hanno diritto gli insegnanti assegnati a classi funzionanti a tempo pieno e a classi che svolgano un orario settimanale delle attività didattiche che prevede rientri pomeridiani, i quali siano tenuti ad effettuare l’assistenza
educativa alla mensa nell’ambitodell’orario di insegnamento.

Nella scuola media ne hanno diritto i docenti in servizio nelle classi a tempo prolungato che prevedono l’organizzazione della mensa, assegnati sulla base dell’orario scolastico alle attività di interscuola e i docenti incaricati dei compiti di assistenza e vigilanza sugli alunni per ciascuna classe che attui la sperimentazione ai sensi dell’art. 278 del decreto legislativo n. 297/94.

Il personale ATA di servizio alla mensa usufruisce anch’esso della mensa gratuita.

Ulteriori, eventuali modalità attuative possono essere definite in sede di contrattazione integrativa regionale, ferme restando le competenze del MIUR per quanto concerne le modalitàdi erogazione dei contributi ai Comuni.)

Ma cosa accade nella realtà?

L’ANCI in un documento di ottobre 2012 denunciava che il contributo ministeriale, nella migliore delle ipotesi, arriva a coprire il 50 % della spesa sostenuta dai Comuni. Oltre al problema dei pasti dei docenti, visti gli episodi sempre più frequenti di esclusione dal servizio mensa degli alunni le cui famiglie non pagano il servizio ed alla luce delle risorse sempre più scarse a disposizione dei Comuni, è emerso, per l’ANCI, in modo chiaro che
diventa indispensabile ripensare l’organizzazione del servizio mensa nelle Scuole .

Il TAR di Brescia nel 2009 ha stabilito che la competenza di tale spesa è dello Stato che come datore di lavoro ha stabilito per il proprio personale la fruizione gratuita dei pasti pur senza assicurare la necessaria copertura degli oneri per il rimborso di tali spese ai Comuni erogatori del servizio.

Ma di fatto nel corso degli anni, specialmente alla luce dei tagli ed in relazione anche all’aumento del costo dei bei primari, i Comuni hanno dovuto fronteggiare aumenti del costo del pasto senza un corrispondente adeguamento del contributo da parte dello Stato.

Cosa si propone?

Da un lato un pagamento volontario e simbolico del pasto, che sulla carta deve essere gratuito, per il personale sopra richiamato, si propongono menù di scarsa qualità e dall’altro si applicano in modo rigoroso e fiscale le esclusioni di quei bambini dal diritto alla mensa i cui genitori non sono più nelle condizioni economiche di soddisfare il pagamento richiesto. Perdita del lavoro, mutui, crisi sociale ed economica destinata a peggiorare,
tagli, mutano il diritto scritto e normato in un qualcosa di meramente astratto e non applicabile.

Per invertire rotta si deve pretendere una diversa politica sociale che tuteli i diritti sociali e non sperperi soldi pubblici in cose fuorvianti.Il diritto alla mensa, sia per il personale scolastico che per i bambini è seriamente a rischio.

Ci si accorgerà del problema, che esiste ed è reale, solo quando esploderà la protesta?

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