Crisi Governo, Ministero istruzione potrebbe rimanere con la poltrona vuota

di Elisabetta Tonni
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Il ministero dell’Istruzione potrebbe rimanere senza ministro.

E’ lo scenario che si potrebbe configurare se il vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, dovesse chiedere ai suoi di lasciare i dicasteri dove sono stati nominati.

Il ministro Bussetti è in quota Lega, ma non è arrivato in politica con la strada delle elezioni; potrebbe essere definito un ministro tecnico, nonostante la sua nota stretta vicinanza al senatore Pittoni e al sottosegretario Giorgetti.

Il ritiro dei ministri leghisti è stato evocato come possibilità da Salvini come contromossa a quanto sta accadendo sulla parlamentarizzazione della crisi di Governo. Ieri, la conferenza dei capigruppo del Senato non ha raggiunto l’unanimità sul voto per il calendario dei lavori dedicato al nuovo scenario politico.

Il nodo della questione riguarda la tempistica fra l’intervento del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prevista per il 20 agosto, e il voto di fiducia allo stesso Conte richiesto dal suo vice, Matteo Salvini. Il leader della Lega vorrebbe accelerare i tempi e vedere esprimere i senatori già domani, 14 agosto. Su questo dovrà pronunciarsi l’Aula di Palazzo Madama convocata alle 18.

Molti senatori hanno ritenuto una forzatura far decidere l’Aula sul calendario dei lavori in assenza del voto unanime nella precedente conferenza dei capigruppo. Secondo la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, invece, tale passaggio è previsto dal regolamento del Senato. “L’art. 55, comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’assemblea, che è sovrana” ha spiegato Casellati, come riportato da molti quotidiani fra cui Sole 24 Ore e Repubblica, aggiungendo che “in un momento così delicato per il Paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole“.

Quanto sta accadendo al Senato ha ripercussioni a Montecitorio. Lì, la conferenza dei capigruppo prevista per le 12 di oggi è slittata alle 19, cioè dopo che l’aula del Senato avrà deciso sul calendario dei lavori. Se passasse la linea che vede il voto di fiducia al presidente del Consiglio dopo le dichiarazioni dello stesso capo di Governo, i ministri leghisti potrebbero accogliere l’invito del loro leader Salvini e dovrebbero dimettersi in blocco segnando la stessa sorte per i viceministri e i sottosegretari. A quel punto anche il Miur, come i ministeri a guida leghista, rimarrebbe senza guida. E la caduta del Governo sarebbe comunque conclamata dai fatti.

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