La crisi economica fa perdere iscrizioni ai nidi e alle scuole d’infanzia

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GB – Calano per la prima volta dal 2004, secondo l’ultimo rapporto dell’Istat, i bambini che vanno al nido comunale. Sono il 14 per cento nel 2011, scendono al 13,5 per cento nel 2012: una differenza di 0,5 punti percentuali che si traduce in 8.904 alunni in meno. I dati sono riportati in un articolo di Repubblica.

GB – Calano per la prima volta dal 2004, secondo l’ultimo rapporto dell’Istat, i bambini che vanno al nido comunale. Sono il 14 per cento nel 2011, scendono al 13,5 per cento nel 2012: una differenza di 0,5 punti percentuali che si traduce in 8.904 alunni in meno. I dati sono riportati in un articolo di Repubblica.

Il calo è pesante soprattutto al Nord e riguarda sia le strutture pubbliche che le private, comprese le scuole d’infanzia: in Veneto i piccoli dell’asilo sono l’8,9 per cento in meno, nella provincia di Bolzano (-7,8%), in Valle d’Aosta (-5,9%) e poi in Umbria (-4,6%), Sardegna (-4,3%) e Liguria (-3,3%). La grande fuga non risparmia nessuno. Coinvolge i nidi e le scuole d’infanzia, le strutture pubbliche e quelle private.

A Torino le domande per il nido sono scese dell’11 per cento, a Treviso la Federazione italiana scuole materne denuncia che, su 27mila della provincia, 3.000  non frequentano la scuola dell’infanzia a causa dei problemi economici della famiglia.

Anche in Toscana per la crisi sono diminuite le domande. Tanti genitori, più di uno su cinque al Nord, rinunciano al posto che gli è stato assegnato o ritirano i figli perché non possono più pagare. Come è successo, nel 2013, a 1.104 bambini di Bologna.

La perdita di uno degli stipendi in una famiglia fa sì che anche gli 80-100 euro del buono mensa sono diventati un lusso. A Reggio Emilia in dodici anni sono stati creati quasi 1.300 posti in più nelle scuole dell’infanzia: ma se nel 2001 le frequentavano 95 bimbi su 100, oggi ci vanno in 86.

A Napoli l’alta disoccupazione femminile non fa sentire la mancanza di nidi, ma è un serpente che si morde la coda: ci vorrebbero più nidi per permettere a più donne di lavorare.

Anche a  Bolzano l’anno scorso 540 mamme, dice la Cgil, hanno lasciato il lavoro per accudire i figli e per queste donne sarà difficile il rientro nel mercato del lavoro.

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