Crisi di governo, tutto congelato fino a mercoledì. La scuola attende, ma Bianchi non ha molte frecce nel suo arco per contratto e immissioni in ruolo

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Dopo giorni di tensione, la crisi di governo giunge al suo picco con le dimissioni del premier Mario Draghi, respinte dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha rinviato l’esecutivo in Parlamento. Mercoledì probabile “resa dei conti” con le comunicazioni del presidente del Consiglio prima al Senato e poi alla Camera.

Saranno giorni di trattative con i partiti politici impegnati, chi per un verso, chi per un altro, nelle proprie strategie.

Il Movimento Cinque Stelle ha fatto la prima mossa con lo strappo al Senato sul decreto Aiuti, ma i ministri dell’attuale esecutivo Draghi, ad oggi, rimangono in sella. Il Partito Democratico attende, mentre la Lega frema tra chi invoca le urne e chi, invece, vuole attuare una tattica governista. Poi c’è l’opposizione con Fratelli d’Italia che chiede a gran voce lo scioglimento delle Camere e le elezioni anticipate.

Un quadro abbastanza convulso con la scuola spettatrice interessata visto i numerosi temi sul tavolo. Mercoledì, durante un incontro con i dirigenti della Cisl Scuola, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, più o meno scherzosamente, è stato pessimista sul proprio futuro: “Chissà se ci sarò domani”, le sue parole al convegno.

Reduce dal pesante scontro politico per l’approvazione della riforma del reclutamento, si guarda al prossimo appuntamento, quello del rinnovo del contratto. Un governo dimissionario o addirittura balneare avrebbe poco da dire nella trattativa e l’ipotesi della firma di un contratto “ponte” (come avanzato alcune settimane fa da Anief) prenderebbe corpo. Se nascesse, invece, un Draghi bis o un esecutivo politico fino a maggio 2023, l’evoluzione della vicenda contrattuale prenderebbe un’altra piega anche se sperare in un rinnovo economico a tre cifre è, allo stato attuale, pura utopia.

Anche con il governo dimissionario, l’esecutivo sarebbe in carica per il disbrigo degli affari correnti: la macchina amministrativa, dunque, andrebbe avanti e si porterebbero a compimento alcuni decreti attuativi della riforma del reclutamento. Entro il 31 luglio è atteso il primo provvedimento per definire il percorso dei 60 CFU.

Poi c’è la questione riguardante le immissioni in ruolo e le supplenze: il primo capitolo ha vissuto oggi un importante punto di snodo con la riunione tra i tecnici ministeriali e i sindacati. Sono 94.130 le immissioni in ruolo autorizzate dal Ministero dell’Economia anche se, come è noto, saranno molto meno quelle effettivamente realizzate. Ai primi di agosto, poi, si attende il via per la seconda procedura per quanto riguarda le GPS con la scelta delle 150 preferenze.

Ultima, ma non meno importante, è la questione del ritorno in classe: il governo è in ritardo in vista di settembre. Il protocollo di sicurezza è da approvare, le linee guida sull’aerazione non sono ancora complete. Si attende un’accelerazione nelle prossime settimane, ma la pandemia da Covid-19 non accenna a placarsi: si ritornerà in classe con le mascherine e il distanziamento? Allo stato attuale l’ipotesi non è così peregrina.

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