Crisi di governo, cosa accade adesso per la scuola? A rischio i fondi del PNRR, ritorno alla Legge Fornero più vicino

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La crisi di governo precipita. Il premier Mario Draghi si dimette. Il governo rimane in carica per il disbrigo degli affari correnti: solo, dunque, ordinaria amministrazione.

L’esecutivo attuale, pertanto, non potrebbe varare la Legge di Bilancio. Toccherebbe alla nuova maggioranza vararla, ma c’è una grossa incognita sui tempi. Non è da escludere, dunque, che si possa andare verso l’esercizio provvisorio, non riuscendo ad approvare la manovra entro dicembre 2022.

Un disastro per l’economia già duramente messa alla prova dall’emergenza Covid-19 e dalla guerra in Ucraina. Uno scenario preoccupante.

Con la crisi in atto, tutti i provvedimenti più importanti finirebbero in un binario morto. Salterebbe le discussioni su ddl Zan, Ius Scholae, ma anche la riforma del fisco e soprattutto quella delle pensioni con il ritorno da gennaio 2023 della Legge Fornero.

A rischio anche i decreti attuativi per la riforma del reclutamento dei docenti: uno deve essere prodotto entro il 31 luglio, ma ce ne sono tredici da varare nei prossimi mesi (anche se comunque potrebbero essere varate lo stesso trattandosi, in alcuni casi, di meri adempimenti amministrativi).

Cosa può succedere? La prima è il voto anticipato. Se Draghi non dovesse avere la fiducia del Parlamento la crisi sarebbe di fatto aperta e il governo cadrebbe. A quel punto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe sciogliere in anticipo le Camere e si andrebbe a elezioni anticipate.

Non è l’unico scenario sul tavolo. Se il presidente del Consiglio decidesse di lasciare, Mattarella potrebbe anche rifiutarsi di sciogliere le Camere a dare l’incarico a una nuova personalità, che avrebbe il compito di traghettare il Paese alla scadenza naturale della legislatura nel 2023, portando nel frattempo a termine tutte le riforme in agenda. Difficile, invece, l’accordo per un governo politico con un esponente dei partiti a Palazzo Chigi.

Cosa può succedere nei prossimi mesi

PNRR: la complessa macchina del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che per l’Italia vale  191 miliardi di fondi, è in un momento molto delicato. Varate le norme, per molti progetti si entra nella fase operativa. Nel primo semestre è stato centrato l’obiettivo di 45 progetti, necessari per richiedere la seconda tranche da 24 miliardi. Ora ne mancano 55 per la fine dell’anno, ai quali si aggiungono i progetti di riforma richiesti per ottenere una nuova tranche di anticipo del Pnrr.

PENSIONI E LEGGE DI BILANCIO: Tra i nodi principali, così come segnala Ansa, che un governo nella pienezza dei propri poteri deve affrontare c’è la messa a punto della manovra, attesa dopo l’estate, che dovrà prevedere un decalage del debito pubblico. Se si va alle urne il calendario richiederà deciso impegno. Il nuovo quadro di previsioni (la Nadef) deve essere approvato entro il 27 settembre ed è evidente che sarà comunque l’attuale governo a predisporre le previsioni ‘a legislazione vigente’.

Poi entro il 15 ottobre queste vanno inviate all’Ue mentre il governo ha tempo fino al 20 dello stesso mese per il varo della legge di bilancio nella quale può valutare gli interventi da mettere in campo. Ipotesi di lavoro su taglio del cuneo o di flessibilità in uscita delle pensioni sono in salita: scade Quota 102, oltre che l’Ape Sociale e Opzione Donna (allo stato attuale probabile il ritorno alla legge Fornero). L’attuale governo aveva ipotizzato di prorogare questi due ultimi meccanismi e stava studiando un nuovo regime per consentire una maggiore flessibilità in uscita.

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