Crisi di governo, Anief: i sindacati maggiori si rivolgono alle forze politiche per salvare il salva-precari

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Comunicati Anief – Dopo che lo scorso 17 maggio hanno lasciato l’Anief e i sindacati di base a protestare da soli davanti a Montecitorio, soltanto ora i sindacati maggiori si svegliano e si rendono conto che l’accordo del 24 aprile scorso di Palazzo Chigi, con il premier Giuseppe Conte, equivaleva solo a una stretta di mano tutta da definire:

in quell’intesa c’erano delle promesse sul mantenimento dell’unità nazionale della scuola pubblica, sull’innalzamento degli stipendi con incrementi “a tre zeri” e anche sulla stabilizzazione dei tanti precari della scuola.

La memoria corta

Solo che quello di assumere i supplenti storici della scuola è un intendimento che negli ultimi decenni tutti gli esecutivi hanno detto di volere portare a termine: nessuno, però, ci è riuscito. E i sindacati lo sanno bene. Solo che hanno fatto finta di averlo dimenticato, pur di mostrare all’opinione pubblica di avere strappato un impegno al presidente del Consiglio, che comunque non avrebbe avuto alcuna possibilità di vedere qualche risultato concreto (comunque tutt’altro che risolutivo) prima dell’estate 2020.

Gli scioperi unitari mancati

Nel frattempo, Anief continuava a scioperare. Dopo averlo fatto, nell’ultimo anno scolastico, molte altre volte: era già accaduto il 10 maggio, l’8 marzo, il 27 febbraio e l’11 settembre scorso. E sempre senza il loro appoggio. Solo quando la situazione è precipitata, con il Governo gialloverde ormai sfaldato, e le supplenze che viaggiavano spedite verso le quota 200 mila, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, hanno organizzato in fretta e in furia una conferenza stampa, minacciando di ricorrere allo sciopero generale in autunno qualora il decreto sui precari non fosse stato approvato. Ma era ormai inizio agosto e i giochi erano fatti.

Il commento del presidente

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, sostiene che “dopo avere colpevolmente cavalcato il finto consenso del governo, che aveva solo bisogno di consenso elettorale in vista delle elezioni europee, quei sindacati opportunisti avrebbero fatto sicuramente una figura migliore ammettendo gli errori, sostenendo di avere sbagliato a fidarsi di politici insensibili ai temi della scuola e della formazione dei cittadini, senza cadere nell’ennesima contraddizione. Noi, come Anief, nel frattempo ci siamo mossi diversamente, continuando a dire no con gli scioperi e scendendo in piazza, ad agire nei tribunali e sollecitando Bruxelles: a questo proposito, abbiamo ottenuto, qualche settimana fa, l’invio all’Italia di una importante lettera di costituzione in mora, da parte della Commissione Europea, proprio per immotivato abuso di precariato”.

“Siamo convinti che è da lì, dalla sempre più probabile procedura di infrazione che si avvierà quella spinta necessaria a far muovere i nostri parlamentari e governanti per vincere la piaga della supplentite e del precariato scolastico italiano. Dei teatrini e degli accordi a perdere, invece, abbiamo le tasche piene: noi e i tanti precari che – conclude il sindacalista autonomo – in attesa di essere immessi nei ruoli dello Stato sono diventati sempre più impazienti e intolleranti verso le prese in giro”.

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