Crisi convulsive/epilettiche, le informazioni generali a tutti gli operatori della scuola: un esempio di Regolamento – “Protocollo di Intervento”

WhatsApp
Telegram

Molte scuole hanno pensato bene, con molta lungimiranza e attenzione alla salute dell’utenza e dei lavoratori, a ragionare anche a livello regolamentare sulla questione relativa alle crisi convulsive ed epilettiche.

Ma di cosa si parla quando utilizziamo i termini crisi convulsive e crisi epilettiche? Si dice che lo stato epilettico si verifica quando una crisi dura troppo a lungo o quando le crisi si verificano ravvicinate e la persona non si riprende tra le crisi. Proprio come ci sono diversi tipi di convulsioni, ci sono anche diversi tipi di stato epilettico. Negli ultimi decenni, la durata della crisi considerata come stato epilettico si è ridotta. Anni fa, una crisi doveva durare più di 20 minuti per essere considerata uno stato epilettico. Negli ultimi anni, è ora definita come qualsiasi crisi superiore a 5 minuti. Questo ha senso perché la maggior parte delle crisi non dura più di 2 minuti. Più a lungo dura un attacco, meno è probabile che si fermi da solo senza farmaci. Le crisi epilettiche molto lunghe (cioè lo stato epilettico) sono pericolose e aumentano persino le possibilità di morte . È importante che queste lunghe convulsioni siano identificate precocemente, in modo che possano essere trattate precocemente, scrive Hoerth.

Stato convulsivo epilettico

Il termine Stato convulsivo epilettico è usato per descrivere la forma più comune di situazione di emergenza che può verificarsi con crisi tonico-cloniche prolungate o ripetute (chiamate anche convulsive o grand male). La maggior parte delle crisi tonico-cloniche termina normalmente in 1 o 2 minuti, ma possono presentare sintomi post-ictali (o postumi) per molto più tempo. Questo – scrive Hoerth – rende difficile dire quando un attacco inizia e finisce .

Lo stato epilettico si verifica quando…

Lo stato epilettico si verifica quando:

  • Una persona va in un secondo attacco senza recuperare conoscenza dal primo.
  • Una persona ha convulsioni ripetute per 30 minuti o più.
  • La parte attiva di una crisi tonico-clonica dura 5 minuti o più.

Il trattamento di emergenza anche nelle scuole

Questo tipo di stato epilettico richiede un trattamento di emergenza da parte di personale medico qualificato in ambiente ospedaliero, ragion per la quale è bene che le scuole sia attrezzate, anche attraverso apposite circolari, manuali, regolamenti, corsi di formazione, per intervenire con particolare attenzione al caso. Questa situazione può essere pericolosa per la vita ed è fondamentale iniziare velocemente il trattamento. Le prospettive per questo tipo di stato possono variare a seconda della causa dell’emergenza e se si verificano altri problemi medici o complicazioni.

la possibilità di gravi complicazioni

Lo stato epilettico richiede un trattamento medico urgente per ridurre la possibilità di gravi complicazioni. Il trattamento medico deve essere iniziato il prima possibile. Sono necessari ossigeno e altro supporto per la respirazione, liquidi per via endovenosa (fluido somministrato in un vaso sanguigno) e farmaci di emergenza. A volte, i nostri alunni, i nostri docenti, il nostro personale di segreteria, i nostri operatori a vario titolo operanti nell’istituto, giunti in ospedale vengono utilizzati farmaci chiamati anestetici per mettere una persona in coma per fermare le convulsioni. Potrebbe essere necessario un monitoraggio continuo dell’EEG (elettroencefalogramma) per monitorare le crisi e come una persona risponde al trattamento. Potrebbero anche essere necessari – scrive Hoerth – test per trovare la causa dell’emergenza convulsioni in modo che possa essere trattata correttamente. Le persone con una causa nota, come un’infezione al cervello, un tumore al cervello o un ictus, possono avere una prospettiva peggiore rispetto a quelle senza altri problemi medici o causa nota.

Stato epilettico non convulsivo

Il termine Stato epilettico non convulsivo è usato per descrivere assenze prolungate o ripetute o crisi di consapevolezza focale ridotta (parziale complessa). La persona può essere confusa o non pienamente consapevole di ciò che sta accadendo, ma non è “incosciente”, come in una crisi tonico-clonica.

Riconoscere le tipologie di crisi

Queste situazioni possono essere più difficili da riconoscere rispetto alle crisi convulsive. I sintomi sono più sottili ed è difficile distinguere i sintomi convulsivi dal periodo di recupero. Non esiste un lasso di tempo coerente su quando questi sequestri sono chiamati un’emergenza. Dipende in parte dalla durata delle convulsioni tipiche di una persona e dalla frequenza con cui si verificano. Quando si verifica o si sospetta uno stato epilettico non convulsivo, è necessario un trattamento medico di emergenza in ambiente ospedaliero. Potrebbe essere necessario eseguire prima il test EEG per confermare la diagnosi. Le persone con questo tipo di stato sono anche a rischio di stato epilettico convulsivo, quindi è necessario un trattamento rapido.

I quadri principali della patologia

Come detto, è utile dunque comprendere, per questa patologia, come si differenziano i due quadri principali. lo fa in un brillante regolamento il Liceo Artistico Statale di Verona guidato, con magistrale competenza e brillante capacità dal Dirigente Scolastico Prof. Michele Bragantini. Il regolamento, meglio, il protocollo di intervento, di qualche anno fa, rappresenta senza dubbio alcuno una novità nel campo amministrativo scolastico e pone la scuola, ancora una volta, sugli altri dell’alto profilo gestionale e amministrativo. Il Regolamento individua, di fatto, due tipologie di crisi:

  • Crisi di piccolo male: consistente in una alterazione della coscienza o “assenza”, nella quale il soggetto perde la nozione dell’ambiente esterno, non risponde alle domande più semplici, ma mostra lo sguardo fisso nel vuoto come se fosse altrove. Può essere seguita da movimenti tonico-clonici (contrazioni involontarie di gruppi muscolari) senza arrivare alla vera e propria crisi convulsiva. Al rientro nella realtà il soggetto non ricorda nulla dell’accaduto.
  • Crisi di grande male: caratterizzata all’inizio da una serie di sensazioni tattili ed olfattive, segni “premonitori” dell’evento, seguita da perdita di coscienza con caduta a terra senza difesa, irrigidimento, convulsioni. Il viso del soggetto è contratto, gli arti e l’intero corpo si muovono convulsamente, è possibile la comparsa di schiuma alla bocca, il verificarsi del morso della lingua o la perdita involontaria di feci ed urina. Al termine della crisi il soggetto cade in un sonno profondo dal quale si risveglierà non ricordando nulla dell’accaduto.

Il protocollo di intervento

Pur rimanendo la scuola esonerata da qualsivoglia responsabilità in merito alla condizione patologica dell’alunno interessato, il protocollo, che si allega, come esempio di eccellente scuola ha la funzione di individuare le procedure che meglio consentiranno la prevenzione e la gestione delle crisi convulsivo-epilettiche cui l’alunno è soggetto.

Scopi del protocollo

Il protocollo mira, dunque, a raggiungere i seguenti scopi:

  • Consentire una sua piena integrazione nel gruppo classe.
  • Garantire una regolare attività scolastica dell’alunno.
  • Ridurre al minimo i rischi che possono seguire ad eventuali crisi.
  • Definire le procedure di intervento e le misure preventive da attuarsi da parte di coloro che procedano al primo intervento.

Gestione delle crisi convulsive e epilettiche

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur