Crepet: “La scuola non può promuovere tutti, occorre stabilire delle regole, partiamo dal no al cellulare in classe”

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Il disagio giovanile non è una sorpresa. E non dovrebbe esserlo, dato che ci siamo attivamente adoperati per fragilizzare le nuove generazioni, avvolgendole in una bolla protettiva e privandole della conoscenza di cosa significhi una vera frustrazione.

In un recente articolo su “La Stampa”, lo psichiatra Paolo Crepet mette in luce la crescente mancanza di regole nella nostra società. Queste regole, tanto discusse ma mai effettivamente applicate, sono ora disprezzate da tre generazioni: genitori, nonni e figli. Una volta, la comunità era coesa, con i portieri dei condomini e le parrocchie che vigilavano sui più giovani. Oggi, queste strutture sociali sono in gran parte svanite.

In un’epoca in cui i genitori ritengono di conoscere i propri figli semplicemente tracciando la loro posizione tramite smartphone, emerge una preoccupante assenza di connessione umana. Questo “buonismo educativo” può sembrare fatto con le migliori intenzioni, ma in realtà lascia i giovani come “barche senza timone”, a rischio di naufragio in un mare turbolento: “La scuola non può promuovere tutti. E poi bisogna sgretolare questo “liberi tutti” per cui ora si può aggredire un professore”.

Un cambiamento radicale è necessario, scrive Crepet. Le scuole, per esempio, devono reintrodurre regole ferree come il divieto d’uso dei cellulari in classe. La proposta del Consiglio dei ministri di passare a una scuola a tempo pieno è encomiabile, ma richiede un investimento massiccio nella formazione dei docenti e nelle risorse. E, soprattutto, è fondamentale sradicare l’attuale mentalità per cui un alunno possa aggredire un docente impunemente.

Tuttavia, la riforma non deve fermarsi alle porte delle scuole. La famiglia, come nucleo primario della società, deve ridefinire le proprie regole. Ad esempio, l’introduzione di un’età appropriata per la prima assegnazione di uno smartphone potrebbe essere una misura sensata. La vera questione, come evidenziato dalla ricerca di Telefono Amico, è: stiamo realmente ascoltando i nostri ragazzi?

Questi giovani cercano autorevolezza e direzione. Hanno una forte necessità di essere ascoltati e di essere guidati. Non possiamo permetterci di ignorare questi bisogni, relegando la loro educazione e il loro benessere alla mera navigazione online.

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